Analisi: UDC e Terzo Polo

Che dire dell’ormai fu Terzo Polo?
Ben poco, l’Api è nato come distaccamento dei piddini centristi (o cattolici come volete voi) e si basa tutto sulla figura del suo leader Rutelli, non una buona stella insomma… (c’era anche Tabacci come figura di spicco, però è andato a finire al comune di Milano).

Fini ha una storia molto simile: distaccamento dal PDL, due figure centrali (Fini e Bocchino ma di fatto solo Fini è veramente importante) e scarso appeal alle urne.
Entrambi i partiti senza Casini sembrano destinati a scomparire a meno che non tornino all’ovile (PD e PDL), ma dato che Casini li ha appena scaricati e i loro ex colleghi non li vedono bene (Fini ha litigato con Berlusconi, che è un po’ come aver contro il Moggi di qualche anno fa, e dall’altra parte il caso Lusi) possiamo dire con serenità che l’api e fli sono morti giovani.

L’UDC sembra essere l’unico partito appettibile, infatti se lo contendono sia a destra che a sinistra. Pur essendo motivato da anima profondamente cattolica ha delle relazioni che si potrebbero definire da bisessuale, infatti non disdegna entrambi i partner.
Come in tutte le storie d’amore alla fine si arriva all’happy ending, con i due protagonisti che si sposano e vivono felici e contenti. I due protagonisti sembrano essere l’UDC e il centrodestra. Perché la coalizione di sinistra per ora ha i voti per poter salire al governo (scossoni e MoVimenti permettendo) e l’aggiunta dei centristi sembra creare più problemi che altro. Inoltre c’è da considerare il disfacimento che sta avvenendo a destra, dunque i dirigenti del PDL sarebbero portati a fare carte false per riprendere un po’ di voti.

Personalmente la storia del grande centro e del terzo polo come alternativa seria non mi ha mai convinto da un punto di vista teorico e penso che anche gli elettori preferiscano avere una situazione più chiara, come quella del bipolarismo, rispetto ad alchimie in stile prima repubblica.

Detto questo devo dire che un po’ mi dispiace per Futuro e Libertà che come progetto sembrava avere ampio respiro e, sulla carta, si proponeva di rinnovare il centrodestra italiano che si trovava troppo appiattito sul Berlusconi-pensiero o su slogan troppo demagogici.

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