Lombardia: la Lega agita le scope ma pensa alle poltrone.

Mi ero espresso positivamente sul cambio di leadership all’interno della Lega, ma vedo che l’attaccamento alla “cadrega” non è cambiato.

Riassumendo: in Lombardia ci sono più di 10 indagati (non dico il numero preciso che ogni settimana aumentano) e fino a poco tempo fa sia Formigoni che i leghisti non pensavano minimamente a dimettersi. Ora che il problema degli inquisiti ha assunto dimensioni pachidermiche si è sentito il dovere di cambiare qualcosa, ovviamente questo “sentire” non è dovuto alla volontà dei politici (infatti singolarmente non si è dimesso ancora nessuno), ma dalla pressione dell’opinione pubblica. In tutto questo come si è comportata la Lega?

Inizialmente, come ho detto prima, non ha aperto bocca anche se a Bergamo si urlava di fare pulizia all’interno del partito. Questo è dato dal fatto che Maroni sa benissimo che la Lega ha una grossa emorragia di voti e che, ad oggi, farebbe fatica ad entrare in parlamento; dunque sa che la ripresa, se ci sarà, sarà nel lungo periodo. A disfare i piani di Maroni è arrivata la base che ha chiesto un netto cambio in Lombardia (soprattutto da quando si è parlato di ‘ndrangheta), così si è arrivati al compromesso: si va alle elezioni però contemporaneamente si prende tempo (voto ad Aprile). Questo è il classico compromesso politico ma che alla base sembra stare bene; ufficialmente tutto è stato giustificato con il risparmio di soldi pubblici, ma è una scusa.

Inoltre la Lega fa pesare i suoi voti, perché è vero che a livello nazionale ha perso molto, ma in Lombardia risulta ancora importante, soprattutto perché il suo alleato, il PDL, non sta messo molto meglio. Questo ha fatto sì che nella nuova giunta fossero presenti un buon numero di esponenti politici della Lega (su 8 assessori, 3 sono della Lega e 5 del PDL), che Alfano accettasse tacitamente il voto ad Aprile e che (addirittura) la Lega chiedesse di avere un rappresentate leghista come governatore della Lombardia, così da avere Piemonte, Lombardia e Veneto allo stesso tempo pur avendo attualmente circa il 6%! Da me questo si chiama ricatto.
Per ora Formigoni è l’unico a ribellarsi a cotanta sfacciataggine e a sua volta minaccia di andare al voto subito, questo farebbe perdere la Lega ma anche il PDL, infatti il voto immaediato non parrebbe l’obiettivo di Formigoni, ma penso sia un modo per dire: “o facciamo come dico io oppure perdiamo entrambi”. (Nota a margine, ma nel Lazio la Polverini mica aveva detto che non c’erano i tempi tecnici per votare entro 3 mesi?)

Come finirà questo braccio di ferro? Tutto dipende da quanta forza ha Formigoni rispetto al suo stesso partito; Alfano da Roma sembra molto molle perchè vuole tenersi buona le Lega per le prossime elezioni politiche. Allo stesso tempo la Lega non ha molto da perdere alle politiche perché sa che se si allea col centrodestra perde (da tempo i sondaggi dicono questo) e se non si allea potrebbe tirare fuori la storia (anche qui un’altra scusa) che preferisce non candidarsi per risanare il partito, in realtà lo farebbe per evitare un’esclusione dal Parlamento dovuta allo sbarramento al 5%.
Io se fossi Alfano non calerei troppo le braghe perché la Lega alla fine alle poltrone ci tiene (come analizzato fino ad ora in questo post) e se avrà la possibilità di tornare in parlamento lo farà e ancor di più vorrebbe tornare al timone della regione Lombardia.
In realtà c’è un quesito molto più spinoso: chi candidare?
Candidare un leghista non si può (si legga sotto la voce: calare le braghe).
Candidare Formigoni non si può (sia per una questione di immagine sia perchè lo vieta il limite dei 3 mandati).
Altri nomi forti io non li vedo, c’era il coordinatore provinciale di Milano del PDL ma è stato indagato, potrebbe esserci Podestà (presidente della provincia di Milano) ma anche lui è indagato. Gli unici nomi forti arrivano dalla Lega in primis con Fontana, più volte sindaco di Varese, e Salvini. Sarà per questo che la lega voleva fortemente le primarie di coalizione (mentre il PDL no)?
L’ultima novità è che sia l’ex sindaco di Milano Albertini ad essere candidato come futuro governatore, una scelta interessante che porta sicurezza e stabilità nell’ambiente e che farebbe cambiare idea a molti delusi del PDL. Le prime reazioni sono di Boni (anche lui indagato e fedele maroniano) che twitta un bel no secco alla candidatura proposta dallo stesso Formigoni; dall’altra parte Albertini non vuole la Lega (e cercherà amicizie nell’UDC).

La sfida lombarda sembra sempre più interessante.

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