Primarie: Lega vs PD, chi vince?

La Lega ha da poco terminato le sue primarie per trovare il suo candidato alla regione Lombardia.
È il secondo partito dopo il PD ad organizzare delle primarie per scegliere un candidato, è una scelta importante che può dare vitalità e ricambio alla classe politica.

Ma le primarie organizzate dal PD e dalla Lega hanno al stessa valenza?

Direi proprio di no.
In primis perché alle attuali primarie del PD (dove i due sfidanti forti sono Renzi e Bersani) il risultato non è scontato. Qui alcuni potrebbero ribattere che fino ad ora le primarie democratiche non sono state molto combattute (Prodi, Veltroni ad esempio non hanno mai avuto “veri” avversari di fronte) e da questo punto di vista hanno ragione; ma il problema delle primarie in salsa leghista ha un problema che si pone alla radice.

Il problema si chiama campagna elettorale: in tutte le primarie del centrosinistra si è sempre avuto il tempo di organizzare una campagna elettorale e questo non è cosa da poco. Senza campagna elettorale i candidati più deboli non avrebbero il tempo per farsi conoscere. Prendiamo Renzi: se l’anno scorso avessimo chiesto agli italiani chi fosse Renzi molti dei nostri connazionali non avrebbero avuto un’idea chiara associata a tale nome. Tolti ovviamente coloro che seguono la politica e chi abita in Toscana, il nome di Renzi era abbastanza anonimo; oggi con le primarie il primo cittadino di Firenze sta recuperando nei sondaggi e risulta essere una vera spina nel fianco per la riconferma di Bersani.

Tornando in Lombardia la Lega ha fatto un’operazione molto furba, ha urlato ai quattro venti che si facevano le primarie (cosa che agli elettori piace molto), ma allo stesso tempo non ha informato i cittadini sui possibili candidati. Alla fine, in modo del tutto prevedibile, ne è uscito vincente Maroni.
Un altro punto focale sono le regole delle primarie, nel Partito Democratico si sono appena accese delle nuove polemiche a riguardo proprio perché le regole possono far pendere l’ago della bilancia verso una parte piuttosto che un’altra. Nella Lega quali erano le regole? E le persone che si presentavano? Di questo non se ne è parlato, anche perché era ininfluente parlarne, dato che queste primarie servivano solo a riconfermare l’attuale forza di Maroni all’interno del suo stesso partito.
Ma se un giorno questa forza dovesse venir meno? Se uno sfidante potesse veramente minacciare l’attuale capo del partito? Le primarie in questo caso ci sarebbero? Io ho paura di no, anche se spero che questa dimenticanza sia dovuta ad errori di giovinezza.

Inoltre un altro punto è focale per capire la serietà di un partito: sicuramente Maroni, da nome forte del suo partito, verrà candidato sia alla regione Lombardia (dove ha vinto le primarie), sia al parlamento italiano. Questo lo obbligherebbe a tenersi solo uno dei due incarichi, molto probabilmente lascerebbe Milano per andare a Roma, questo a mio avviso è un senso di poca correttezza verso i propri elettori.
Che significato ha avere un candidato (capolista per di più) sapendo già che non prenderà mai il suo posto?
Sembrerebbe una manovra raccatta-voti; a meno che pure lo stesso Maroni sia convinto di non poter superare la barriera del 5% alle politiche, in questo caso non dovrebbe mai rinunciare a nessun incarico (e allo stesso tempo si assicurerebbe un bel posto fisso al Pirellone).

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