Il meccanismo delle primarie ostacola l’entrata di nuove idee: ecco spiegato come

Alla fine ha vinto Bersani, speravo diversamente ma ritengo sia comunque un ottimo candidato premier.
Ha vinto con un ampio scarto (all’incirca 60 a 40) eppure su twitter e su facebook sento molte persone lamentarsi del mancato cambiamento e poche gioire della vittoria del “concreto” Bersani. In parte sarà colpa dei miei coetanei (giovani e tendenzialmente pro Renzi), però tra questi delusi si nota soprattutto che sono persone che non hanno mai seguito le vicende del PD da vicino. Inoltre, giusto ieri sera, il tg di Mentana su La7 ha mostrato questo sondaggio dove Renzi viene indicato come miglior candidato premier battendo sia Bersani che Monti. Forse non sono solo i miei amici a pensarla in questo modo…
La domanda che sorge spontanea è: le primarie, così come sono oggi, rispecchiano appieno la volontà degli elettori del centrosinistra o invece tendono ad incoronare i soliti vecchi politici e le solite idee?
Questo mi ha ricordato una vecchia teoria che mi ero fatto già qualche anno fa e che è molto semplice da spiegare da un punto di vista statistico: ora cercherò di spiegarlo tutto in modo semplice semplice.

Quando si creano delle statistiche a livello nazionale non si intervista mai tutta la popolazione ma solo un numero più piccolo di persone, questa selezione si chiama “campione” e, a fini statistici, è importantissimo perché se il campione non è selezionato bene tutta la statistica verrà errata. Faccio un esempio stupido: se vado in Liguria e chiedo alle persone a quale squadra tifano molti mi risponderanno Genoa o Sampdoria e una minoranza mi indicherà squadre come Juventus, Milan o l’Inter. Se dovessi tener buono questa statistica e la dovessi allargare a tutto il territorio nazionale le squadre più tifate in Italia sarebbero le due genovesi, mentre così non è.

Le primarie si comportano in modo molto simile (anche se meno lampante) perché chiedono il loro consenso ad un gruppo ristretto di elettori (quest’anno erano poco più di 3 milioni rispetto ai 50 milioni che ne hanno diritto). Il “popolo delle primarie” in statistica si chiamerebbe “campione”. Questa selezione è volutamente ristretta a coloro che sono simpatizzanti del centrosinistra; dunque ai 50 milioni iniziali dobbiamo tenere conto solo di chi, ad oggi sa chi votare, cioè 21 milioni e da questo tenere solo chi voterebbe per il centrosinistra (allargo questa percentuale ad un 40% anche se PD+SEL è al di sotto di tale soglia): cioè 8,4 milioni sono i probabili votanti per la coalizione di centrosinistra in Italia oggi. Dunque il 36,9% (ovvero 3,1 diviso 8,4 milioni) degli elettori di sinistra sono andati a votare per le primarie, grossomodo un terzo dell’elettorato di sinistra.

La domanda iniziale è: questo campione è equilibrato o no? Il voto delle primarie esprime correttamente anche le preferenze di tutti gli 8,4 milioni di elettori del centrosinistra?
Dal mio punto di vista no, perché coloro che vanno alle primarie sono anche coloro che sono più vicini al partito, sono quelle persone che da sempre seguono il PD anche quando si chiamava DS, PSI o PC e sono coloro che partecipano a tutte le feste dell’Unità. Gente di sinistra che non voglio criticare in quanto tale, però c’è da dire che i restanti due terzi dell’elettorato del partito democratico sono formati da persone che votano alle politiche ma che non sono così attive nel mondo politico e che spesso sono sia più giovani, più moderate e di sesso femminile rispetto alla media dei militanti.
Il fatto che non si interessano e non partecipino spesso alla vita politica non li rende elettori di serie B, anzi spesso sono loro a decidere se un partito vincerà o meno le elezioni. Questa parte di elettorato viene solamente sfiorato dal processo delle primarie.

Come dicevo inizialmente a questa conclusione ero arrivato anni fa quando nelle primarie per eleggere i candidati sindaci del centrosinistra vincevano spesso i candidati promossi da Sinistra Ecologia e Libertà (come Pisapia o Doria). Secondo me non era colpa delle scelte dei dirigenti del PD (o almeno le colpe erano solo parziali), è che il “campione” che vota alle primarie è fortemente collocato a sinistra e ha un’età media elevata.
Non si parla di prove inconfutabili; infatti anche se è vero che a Milano colui che è uscito sconfitto alle primarie, l’attuale assessore alla cultura Boeri, ha ottenuto il record di preferenze non si può sapere quante preferenze avesse Pisapia (il candidato sindaco non ha bisogno di raccogliere preferenze dato che viene eletto automaticamente). Invece nel caso di Palermo colui che ha vinto, Orlando, lo ha fatto contro coloro che si erano presentati alle primarie, ma l’attuale sindaco non si era neanche presentato alle primarie: anche qui manca una controprova soddisfacente.

Ai tempi dissi che le primarie non incoronano il candidato migliore ma quello più a sinistra. Oggi con la vittoria di Bersani, oltre a convalidare questa teoria si aggiunge il fatto che si tende a premiare il candidato con idee più vecchie rispetto al giovane. E se è giusto quanto dicevo poco prima (cioè che il militante medio è anziano, di sinistra e maschio) un giorno in una sfida tra un candidato maschio e uno femmina le primarie potrebbero preferire il candidato di sesso maschile, mentre la nazione sarebbe pronta ad eleggerne una di sesso femminile.

Con questo post non voglio screditare le primarie, che hanno dimostrato di saper attirare attenzione e voti sui partiti coinvolti, né delegittimare coloro che dalle primarie ne escono vittoriosi. Voglio solo puntare l’attenzione su un meccanismo che dal punto di vista propagandistico funziona benissimo, ma dal punto di vista della selezione è migliorabile (almeno teoricamente).
Oppure, semplicemente aveva ragione Sir Winston Churchill che affermava: “la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora.”

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3 thoughts on “Il meccanismo delle primarie ostacola l’entrata di nuove idee: ecco spiegato come

  1. Questo articolo ha un’ottima qualità, gli ultimi mi erano sembrati un po’ scialbi. Può anche darsi che tu abbia ragione tra l’altro…anzi, i fatti ti danno quasi sicuramente ragione.

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