Grillo il voltagabbana

Torno ancora su Grillo per dire che c’è un forte cambiamento nel modo di gestire il movimento 5 stelle. Da una parte l’espulsione dei due attivisti, Salsi e Favia, e dall’altra il continuo vittimismo verso la legge elettorale.

Iniziamo con il caso Salsi:
30/10/2012
Partecipazione a Ballarò (qui il video di Crozza con la Salsi); ai tempi si sapeva che le apparizioni in tv non erano ben viste dai “capi” ma non c’erano delle regole ben precise e infatti molti attivisti apparivano in tv locali per delle piccole interviste.

6/11/2012
Un post sul blog di Grillo viene pubblicato  e si dettano le regole generali del Movimento 5 Stelle, nella voce “televisione” si scriveva: “non sono “vietate” interviste di eletti del M5S trasmesse in televisione per spiegare le attività di cui sono direttamente responsabili. E’ fortemente sconsigliata (in futuro sarà vietata) la partecipazione ai talk show condotti abitualmente da giornalisti graditi o nominati dai partiti, come è il caso delle reti RAI, delle reti Mediaset e de La7″.
Nel merito potremmo dire che non accettare il confronto ma solo interviste ad-hoc, dove il giornalista fa domande di comodo e dove il il format si avvicina più allo spot tv che ad un’intervista, non è proprio un segno di cambiamento democratico nel rapporto informazione-politica.
Tornando al caso iniziale si poteva pensare che la Salsi fosse salva.

11/12/2012
Con un mese di ritardo Grillo, tramite un videomessaggio, espelle coloro che fanno troppe domande riguardo la trasparenza e la democrazia del movimento. A parte l’evidente contraddizione in termini (la democrazia del movimento è così certa che chi prova a fare domande non piacevoli viene espulso), abbiamo un ulteriore cambiamento delle regole. Lo Stato di diritto, fondamento della democrazia, funziona proprio perché ci sono leggi precise e uguali per tutte. Inoltre in Italia (e in molti altri Paesi occidentali) le leggi non sono retroattive proprio per non minare le libertà dell’individuo.

Dall’altra parte il piagnisteo sulla legge elettorale.
Ricordiamo che il V-day era stato creato per raccogliere firme proprio per abolire il cosiddetto “porcellum”: una richiesta più che giusta e che aveva avuto molti consensi. Questo autunno (con molto ritardo) i partiti cercarono di cambiare la legge e Grillo incominciò ad urlare al complotto, disse che cambiavano legge per colpire il suo movimento ed esternò le sue preoccupazioni prima ancora che si sapesse come era fatta questa nuova legge elettorale.
L’ultimo atto è nato dopo che la legge non venne più cambiata: le elezioni anticipate sono state fatte per far fuori il M5S. La coerenza non è il forte di Grillo. In più per un partito che, stando ai sondaggi, si attesta ad essere il secondo partito del Paese non dovrebbe essere troppo difficile raccogliere 60.000 firme, al che la protesta sembra più un pretesto per perpetrare un’immagine di eterni esclusi e ostracizzati dalla “casta” e dai “poteri forti”.
Non che il comico genovese non abbia le sue ragioni: cambiare la legge elettorale a ridosso delle elezioni non è una buona pratica perché lo si fa dando più peso ai sondaggi (e all’interesse del partito di maggioranza nel parlamento) rispetto all’interesse del Paese. Ma questo continuo gridare al complotto è molto sospetto e la volontà di Grillo, nel non cambiare la legge, sembra un modo subdolo per mantenere il gap tra lui e i partiti nel settore della democrazia interna, così da poterlo usare in campagna elettorale (un’arma in parte spuntata dopo le primarie del PD).

Riepilogando abbiamo un capo di partito molto indeciso e poco coerente che sembra aver imparato ad usare alcuni trucchetti della vecchia politica (dare sempre la colpa agli altri, eliminare la concorrenza interna, parlare solo con giornalisti reggi microfono etc).
Se è vero che Grillo è il “megafono” del movimento allora c’è da pensare che i suoi difetti siano semplicemente gli stessi difetti dei militanti solo ingigantiti.
Spero proprio per il M5S e per l’Italia che non sia così.

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