Quando non si ha una notizia la si crea: ecco il ruolo del titolo in un pezzo giornalistico

Una mattina dai un’occhiata a Twitter e ti accorgi che tutti stanno parlando della puntata di omnibus che sta andando in ora in quel momento su La7: c’è Berlusconi. Allora mi sintonizzo, guardo la puntata (condotta molto bene, ndr) e alla fine torno a fare ciò che avevo lasciato. La sera accendo il tg e tra le prime notizie spunta: “Berlusconi candida Mario Draghi alla Presidenza della Repubblica” (la notizia non veniva neanche proposta come una sparat, ma come qualcosa di concreto).
“Perdincibacco” esclamai, eppure io avevo guardato l’intervista e non mi pareva avesse detto proprio quelle parole. Riprendendomi la puntata, dopo 1h e 16 min si inizia a parlare dell’elezione del Presidente della Repubblica e Berlusconi dichiara una cosa del tipo: “ho un nome che piace anche alla sinistra e a cui non potranno dire di no, ma ora non lo posso dire perché se no lo brucio”. A quel punto gli chiedono: “È Giuliano Amato?” E l’ex premier nicchia, insistono e chiedono “È Mario Draghi?” (domanda fatta dopo 1h e 18 min e 30 sec) e lui risponde che sarebbe un ottimo Presidente della Repubblica. In sottofondo Marco Damilano pensa di aver intuito che il Cavaliere con quella frase avesse avallato l’ultima ipotesi. Continua a leggere

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