Analisi: Giannino (un Grillo con la laurea) e Fratelli d’Italia (un progetto nato bene ma cresciuto male)

Errata corrige: Giannino aveva detto di avere una laurea ma non c’è l’ha (Giannino parla di svista, vedete voi se volete crederci o meno). Allo stesso modo il mio titolo era messo per dire che le sue proposte sono ponderate e concrete a differenza di altre.

Dopo la “puntata” su Rivoluzione Civile, oggi andrò dall’altra parte del Parlamento a considerare due nuovi partiti che hanno avuto lo stesso obiettivo iniziale, ma che hanno percorso due strade completamente diverse. I due partiti sono “Fare per fermare il declino” e “Fratelli d’Italia”.

L’obiettivo comune dei due movimenti sarebbe quello di cambiare il centrodestra italiano superando il periodo berlusconiano. “Fratelli d’Italia” ha mosso i primi passi con le (quasi)primarie del PDL, dove la Meloni ha combattuto fino all’ultimo per far sì che queste potessero svolgersi (era più convinta lei di Alfano che le aveva proposte). Quando queste sono affondate e il PDL è tornato indietro dal papà-padrone Berlusconi, ha deciso di staccarsi e formare un nuovo partito in coppia con un altro esponente interessante del PDL: Crosetto.
Piccola nota personale:
Se ci fossero state le primarie del PDL la mia personale preferenza si sarebbe combattuta proprio tra queste due persone.
Eppure appena hanno scelto di abbandonare il PDL hanno compiuto una mossa che andava nella direzione opposta e hanno scelto di apparentarsi proprio con il partito di Berlusconi. Per fare questo hanno dovuto pagare uno scotto, cioè quello di avere come “padrino” l’onorevole Ignazio La Russa. Onestamente non so quale sia la logica dietro questo scambio, sta di fatto che la coppia Crosetto-Meloni avrebbe anche fatto a meno di questa personalità che “puzza” di vecchia politica. Fortunatamente per loro, almeno Gasparri è rimasto al suo posto! (Che sia un modo per gli ex-An di tenere sott’occhio entrambe le possibilità, così da non rimanere mai fregati se uno dei due partiti dovesse affondare?)
Riassumendo potremmo dire che tutta la carica innovativa del movimento si è un po’ dispersa, sia per la scelta poco coraggiosa di appoggiare Berlusconi (che però ha un suo perché ai fini elettorali), sia per la scelta totalmente autolesionista di avere La Russa come esponente di spicco. I sondaggi fino ad ora non paiono premiare la scelta, anche perché l’entrata in campagna elettorale di Berlusconi ha oscurato tutti gli esponenti politici della coalizione di centrodestra.

Chi ha fatto una scelta molto più coraggiosa è Giannino con il suo “Fare per fermare il declino”. Non si è apparentato con nessuno, ha sfidato lo sbarramento del 4% e ha portato un programma molto netto e liberale, smarcandosi molto rispetto alle proposte che si sono viste negli ultimi anni in Italia (anche nel centrodestra). In più il personaggio di Giannino (già conosciuto e soprattutto molto eccentrico) ha dato ancor più “pepe” all’attuale campagna elettorale. Dicevamo di un un partito coraggioso, ma che dietro ha comunque una serie di personalità di “peso”, infatti “Fare” ha amicizie con la Marcegaglia, parte della confindustria, del mondo accademico ed economico.
Questo partito, a differenza di “Fratelli d’Italia”, sta aumentando in modo esponenziale il suo elettorato; in parte perché il suo programma liberale ha comunque un suo bacino d’utenza, ma nell’ultimo periodo sta facendo breccia il suo modo di porsi come contro tutti i partiti (Giannino ha dichiarato di esser felice di far perdere sia il centrodestra che il centrosinistra), contro il vecchio modo di fare della politica e contro gli sprechi della stessa. Posizioni che lo pongono come una sorta di Grillo ma con le competenze specifiche che il “MoVimento 5 Stelle” non ha.

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7 thoughts on “Analisi: Giannino (un Grillo con la laurea) e Fratelli d’Italia (un progetto nato bene ma cresciuto male)

  1. Amico, con questa analisi hai forse involontariamente posto i riflettori sul vero “problema” italiano: la mancanza di un vero, grande, polo liberale italiano. Non parlo volontariamente di destra o sinistra, la differenza ormai non ha più senso di esistere, così come il voto ideologico. Personalmente ho visto una grossa, mancata occasione con Renzi nel guidare il PD verso un rinnovamento socioliberale. Monti, per quanto lo stimi e riconosca in lui grandi capacità, ha ormai la reputazione infangata per il solo fatto di aver accettato il compito di “boia” affidatogli mesi fa dal dimissionario governo Berlusconi. Il PDL che ormai è personificato nella figura di Berlusconi andrà alla deriva: è ormai un carrozzone di vecchi e puttane che ha il destino segnato.
    Giannino (parlo della persona, non del suo partito o delle sue idee) ha del potenziale tutto da dimostrare. Perché parlo della persona? Perché è lei a fare la differenza: ormai i programmi elettorali dei partiti sembrano essere equivalenti. Meno spese, meno tasse, più merito, meno sprechi, ecc. In una situazione di sostanziale parità, è allora la persona e la sua reputazione a fare la differenza, no?

  2. Vedo una grossa differenza tra centrodestra e centrosinistra, mentre il csx sta andando verso un vero rinnovamento, seppur lento, (penso al fatto che non ci sia un padrone del partito, alle primarie etc) il centrodestra (e gli stessi elettori) siano fermi ad un binomio berlusconi=destra da cui non si può uscire.
    In realtà non vedo tutta questa similitudine tra i programmi, diciamo che in Italia ci sono problemi irrisolti da decenni (il debito pubblico, le tasse, la giustizia lenta etc etc) e che dunque per forza di cose ci siano delle premesse simili (a parte sparate del tipo “non paghiamo il debito pubblico” o torniamo alla lira). Le differenze tra i programmi ci sono, diciamo che in politica quello che cambia sono le priorità: c’è chi mette la riduzione del debito, chi il lavoro, chi gli investimenti, chi l’abbassamento delle tasse, chi i privilegi politici. Poi ovvio che la credibilità del leader conti molto, ma non è che sia l’unico punto focale.

  3. Le differenze ci sono sicuramente, ma non sono così marcate e nette fra i liberali: basta guardare il programma di Fare per fermare il declino (al quale vanno fatti i complimenti per la chiarezza dell’esposizione e la completezza delle informazioni a supporto) e della lista Monti. Sono comunque punti di vista: la credibilità del leader e il suo atteggiamento possono muovere voti. Basta osservare cos’è successo con Bersani e il suo immobilismo, sicuramente ha contribuito a perdere qualche consenso, seppur minimo. Pensi che Renzi – al suo posto – si sarebbe comportato allo stesso modo?

    Giannino comunque lo stimo, il mio voto se lo stanno giocando lui, Monti e il PD, sebbene quest’ultima sia una scelta di comodo (solidità del governo) più che per il programma in sè che trovo molto nebuloso. E sai che ti dico? Sono felice di essere ancora indeciso, forse è il segnale tangibile che il panorama politico italiano stia finalmente evolvendo per superare il dualismo PD-Berlusconi dell’ultimo decennio.

      • in realtà ti ha dato del tu nel secondo messaggio…
        Già che ci siamo, entro in discussione. Qual’è il reale significato della parola liberale? onestamente in questo periodo sento dire in continuazione: questo è liberale, quello è liberale, questo non lo è e via dicendo.
        Secondo me si è completamente perso il senso di questa parola, che vuol dire tutto e non vuol dire niente, e siccome è fumosa come parola, fa figo definirsi liberale.

      • Secondo me non lo si è mai avuto in Italia, dunque ora tutti stanno cercando di appropriarsi dell’etichetta, che è molto più moderata di dire “sono di destra”. Come dicevo, essere liberali ha un senso ben preciso, solo che in Italia è sconosciuta perché non c’è mai stata un partito veramente liberale (parlo sicuramente della seconda repubblica)

      • Pensi che Renzi – al suo posto – si sarebbe comportato allo stesso modo? – TU pensi… ti davo del tu anche nel primo post, bigolone!

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