Un solo voto e tanti partiti: ecco i miei criteri di selezione per le elezioni del 2013.

In un’elezione è vero che si votano i partiti, ma in primo luogo si votano delle priorità e delle idee.
Nel voto di questo fine settimana metterei al primo posto alcune qualità che un leader (e anche i futuri parlamentari) dovrebbero avere a prescindere dal loro “colore” politico.
Non sono caratteristiche funamboliche o esagerate ma sono aggettivi ordinari.
Il leader del nostro Paese, secondo me, dovrebbe essere una persona onesta, competente e rispettabile (il “rispettabile” è il risultato naturale della somma delle prime due caratteristiche). Come dicevo prima sono aggettivi basilari; eppure ritengo che già con questo si possa fare una prima scrematura.
Si eliminerebbe il PDL e tutto l’ultimo governo che si è dovuto dimettere perché incapace di far uscire l’Italia dalla crisi, una crisi aggravata dal fatto che sull’Italia (e sul governo di questo Paese) mancasse la fiducia (leggasi rispetto) a livello internazionale.
Con il requisito della “competenza” andrei ad eliminare il “Movimento 5 Stelle”. Negli ultimi anni l’opinione pubblica si era messa in bocca la parola “meritocrazia” e la si voleva imporre a tutti i livelli e situazioni; è bastato urlare ai quattro venti “governo ladro!” per farci dimenticare il problema. Gli attivisti del movimento saranno indubbiamente onesti e pieni di buoni propositi, ma in un momento di grave crisi ci vuole qualcuno che abbia un la capacità di maneggiare gli strumenti per poter risolvere i complessi problemi che si ergono di fronte a noi.

Dato che ho iniziato elencando tre banalità, vorrei ricordarne un’altra: queste sono elezioni nazionali.
Lo dico per ribadire che si sta andando a votare per il futuro governo del Paese e non per la corrente di pensiero più cool.
Vorrei anche fare presente come il governo italiano dovrà affrontare sfide difficili e sarà costretto giocoforza a prendere decisioni molto forti. Le decisioni forti in politica si prendono solo avendo solide posizioni in parlamento.
Sarà brutto, sarà cinico, ma è innegabile che per fare politica bisogna avere i voti (e scegliere di fondare un partito due mesi prima delle elezioni, facendolo ad immagine e somiglianza del proprio leader, non è un buon modo per prendere tanti voti, né per iniziare a cambiare questo Paese).
Capisco che certi movimenti (“Fare per fermare il declino” e “Rivoluzione Civile”) possano suscitare interesse per le loro posizioni nette e chiare, ma se in parlamento ci vai col minimo dei voti le tue idee è come se non esistessero. Ritengo utile un voto a questi partiti solo se una persona si trova veramente in sintonia con quel movimento e con nessuno altro.

Sono arrivato alla fine e tirando le somme rimangono due formazioni: “la scelta civica” di Monti e la coalizione di centrosinistra “Italia bene comune”. Se dovessi fare il precisino dovrei sottolineare che anche la formazione dell’ex presidente del consiglio è una lista formata quasi solamente sul suo leader (infatti il nome di Monti campeggia a caratteri cubitali sul logo) e infatti è un’opzione che non mi convince appieno.
Ciò che meno mi aggrada è la sua volontà di collocarsi al centro per destabilizzare il bipolarismo e per poter essere considerato sempre l’ago della bilancia (in pieno stile DC, infatti questa mossa è stata suggerita da Casini). In questo modo chiunque vinca dovrà chiedere al centro di Monti un aiuto per governare (o almeno questo è il piano di Casini-Monti) così il centro potrà, potenzialmente, ricattare un futuro governo troppo ostile alle loro idee. Un modo per governare pur non avendo i voti per farlo. E questo è il principio opposto a ciò che ho indicato come stabilità di governo e va contro pure alla mia idea di onestà.

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One thought on “Un solo voto e tanti partiti: ecco i miei criteri di selezione per le elezioni del 2013.

  1. P.s. Alcuni avranno da obiettare che anche nel PD ci sono stati casi di “bassa onestà”, penso ai casi MPS e Penati. Vorrei però fare un paio di considerazioni: il PD è un partito a livello nazionale che da anni ha posizioni di “potere” a livello amministrativo e politico in tutta Italia. Mi pare evidente che la posizione in cui si trovano molti rappresentanti del PD possa portare a delle “devianze” nei comportamenti e non mi risulta che questi atteggiamenti siano endemici nel partito, ma che si tratti di eventi singoli e slegati tra loro. Si può serenamente dire che in un grande partito ci siano delle situazioni inevitabili e incontrollabili e che non si può vantarsi di essere puliti come l’omino bianco quando il massimo che si è amministrato è stato il proprio sito internet.
    Con questo non voglio difendere chi ha sbagliato e ritengo sia necessario essere esigenti su questo fronte, ma allo stesso tempo mi pare utopistico (e miope) pensare che un partito possa essere completamente e al 100% pulito.

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