Bersani ha vinto la battaglia ma non la guerra.

La doppia mossa Grasso-Boldrin come presidenti delle Camere è stato il colpo che tanto era stato chiamato da più parti: non più inseguire Grillo, ma stanarlo con proposte a lui congeniali. Su questa scia inizialmente sono stati proposti gli 8 punti di un futuro governo Bersani e successivamente le due presidenze della Camera e del Senato. L’ultima operazione è stata proposta da Pippo Civati, candidato proveniente da Monza, ex rottamatore con Renzi (le strade si sono divise pochi anni fa per via di piccole differenze di visione) e che probabilmente si candiderà ad essere il futuro segretario del PD (dunque segnatevi il suo nome). Devo ammettere che per quanto promettente non sempre mi sono trovato in sintonia con Civati, ma è indubbio che sia un candidato molto attivo sul piano politico e con delle buone idee e questa della Camera è un’ottima idea.

Ora tutti si complimentano con Bersani per la grande strategia messa in atto e si pensa già di riprodurre questo schema anche con l’elezione del Presidente della Repubblica e con il futuro governo (le consultazioni si aprono mercoledì).
Se si dovesse ripetere quanto fatto sabato si avrebbe lo stesso risultato? Secondo me no.

I parlamentari del M5S sono stati costretti a votare Grasso (in realtà solo una dozzina di loro lo hanno votato) perché ci si trovava al ballottaggio e si aveva una scelta secca: o Grasso o Schifani, ma non sempre le alternative saranno così estreme (e qui ha sbagliato il centrodestra a proporre un personaggio come Schifani). Tra avere un governo di centrosinistra o tornare alle elezioni per il M5S la soluzione non sarebbe poi così difficile; anzi, stando ai sondaggi il M5S ha guadagnato altri 5 punti e si attesta intorno al 30% e secondo me se si dovesse andare ancora a votare, fra pochi mesi, altri 5 punti li possono ancora guadagnare (mi lancio in pronostici dato che alle elezioni ci avevo preso con il 25% del M5S), cioè sarebbe quasi sicuramente la prima forza del Paese.

Cercare il dialogo con i 5 stelle sembra la via più logica, ma ultimamente sembra aperta anche la strada per una strana maggioranza al Senato composta da centrosinistra, Lega e montiani. Ovviamente non si parla di una maggioranza stabile, ma nata solo per dare la fiducia iniziale, formare il governo con alla guida Bersani, per poi decidere di volta in volta se confermare la fiducia o meno. Pur essendo difficile da immaginare questo potrebbe accadere, infatti per ora l’unico partito che sa di poter crescere è il movimento 5 stelle (e il PD se si presenta Renzi premier), mentre gli altri sono tutti in caduta. In questo momento a tutti i partiti serve un po’ di tempo per recuperare i voti perduti.

Dopo questo ostacolo (di per sé immenso) si apre la vera guerra tra PD e M5S.
I due bacini elettorali collidono e di conseguenza i due partiti dovranno competere per accaparrarsi questo consenso. Se il PD riuscisse a superare l’ostacolo del governo avrebbe buone possibilità di recuperare parte dei consensi.
Il primo motivo è che i rappresentanti del movimento sono impreparati e dunque è molto probabile che cadano in errore e che mostrino i loro limiti quando si parla di governare un Paese (non che lo speri, ma è alquanto probabile che accada).
Inoltre se si dovessero fare le riforme “anticasta” (uso questa semplificazione che non mi piace ma è comprensibile velocemente a tutti), allora il movimento di Grillo perderebbe il suo cavallo di battaglia che gli ha consentito di guadagnare tanti voti in poco tempo. Nell’attuale programma pentastellato non si trovano argomenti tanto popolari da proporre in campagna elettorale; la decrescita economica o l’ecologismo estremo non sono argomenti che portano molti voti. Grillo potrebbe sfruttare a suo favore questo argomento dicendo che è solo grazie al suo movimento che certe riforme sono state fatte, onori che comunque dovrebbe condividere con il governo. Per questo ultimo motivo per il PD c’è bisogno che il prossimo governo sia ricollegabile alla volontà del partito di centrosinistra, ad esempio avendo Bersani come premier, in modo che gli sforzi profusi non vadano ad appannaggio di altre forze politiche.

Per evitare questo Grillo può sperare nella mancata formazione di un governo e il conseguente ritorno alle urne in tempi molto brevi.
Oppure creare un governo tutto suo chiedendo al maggioranza al resto del Parlamento (ipotesi già lanciata più o meno seriamente), fare le riforme che vuole e dopo un breve periodo (quando i veri problemi non sono ancora emersi) farsi sfiduciare, proponendo l’uscita dall’euro o altri atti che vedono nettamente contrario il PD, per poi poter interpretare la parte della vittima (il candido partito ucciso dai vecchi e cattivi partiti) in una futura campagna elettorale.

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