Guida alla elezione del Presidente della Repubblica

Mancano pochi giorni alla elezione del nuovo Capo di Stato, i nomi sono tanti ma per capire chi sarà eletto bisogna guardare i freddi numeri.

1.007 sono le persone che si esprimeranno per la votazione (i due rami del parlamento più i rappresentanti delle regioni).
Alle prime tre votazioni ci vuole la maggioranza dei 2/3, ovvero 672 voti.
Dopo la terza votazione basta che ci siano 504 voti a favore di un candidato perché questo diventi Presidente della Repubblica (così successe per l’elezione di Giorgio Napolitano).

Gli schieramenti:
499 sono i votanti del centrosinistra
260 per il centrodestra
165 per il M5S
71 i montiani
12 altri.

Per arrivare ai 672 voti iniziali ci vuole la convergenza del centrosinistra (499 voti) e del centrodestra (260), totale 699 voti. Oppure ci vorrebbero i voti del centrosinistra più quelli del movimento 5 stelle e dei parlamentari di Scelta Civica (499+165+71= 735).
Ma vediamo le preferenze dei vari gruppi.

Il movimento 5 stelle ha già detto che voterà solo per il suo candidato, cioè Milena Gabanelli. Questo vuol dire che le altre forze politiche dovrebbero convergere su questo nome, cosa alquanto improbabile; non perché la giornalista non sia capace, stimata o chissà quale altro motivo, ma per il semplice motivo che l’orientamento generale sia quello di affidare il “Colle” ad una persona che conosca e sappia gestire i complicati meccanismi politici. In questo senso c’è da ricordare l’attuale momento politico particolarmente ingarbugliato, in più il settennato di Napolitano è stato particolarmente attivo, fino quasi a sforare le competenze del Capo dello Stato (ricordiamo che di fatto fu lui a portare Monti al governo). Dunque è più probabile che i voti convergano su un politico o su un costituzionalista.

Dato che il M5S vuole rimanere isolato rispetto alle altre forze politiche, Bersani sembra indirizzato a trovare un accordo con il PDL (visti i numeri parrebbe anche più semplice), i nomi che girano sono quelli di Marini (ex presidente del Senato) e di Amato.
Berlusconi inizialmente sembrava più aggressivo e gli sarebbe piaciuto strappare un nome più vicino alla sua cerchia di fedelissimi (si parlava di Gianni Letta), poi dati i numeri ha continuamente abbassato le pretese e più si avvicina la data del 18 Aprile più fa aperture verso candidati del centrosinistra (ora è arrivato a dire che appoggerebbe anche un candidato scelto da Bersani o anche la Bonino).

L’effetto Grasso-Boldrin
Il presidente del PDL sa benissimo che con ben 499 votanti del centrosinistra e la soglia abbassata al 50% dopo la terza votazione potrebbe far salire al Colle una persona a lui indigesta: Romano Prodi.
Caduta la soglia dei 2/3 basterebbero 504 voti e il centrosinistra da solo ne ha 499; basterebbe qualche voto del M5S o di Scelta Civica per far sì che arrivi l’ex premier al Colle.

L’identikit
Abbiamo detto che la persona deve essere o un politico o un costituzionalista, preferibilmente donna (quest’ultimo dato non è fondamentale). Il movimento candida la Gabanelli, ma probabilmente il suo nome verrà scartato.
Il centrodestra sapendo che non può essere influente cercherà di limitare i danni e cercherà di spaccare il PD, magari proponendo D’Alema come Presidente.
Il PD ha detto che proporrà Marini o Amato (ma quest’ultimo viene visto come simbolo della casta), anche se alla prima votazione probabilmente voterà un altro nome per capire i piani degli altri partiti (in primis il PDL).

Tra i papabili non ho citato tre nomi importanti: Rodotà, ZagrebelskyBonino.
Rodotà penso sia troppo vecchio, è del 1933 e i suoi 80 anni pesano molto.
Zagrebelsky invece ha 10 anni in meno e infatti sembra già molto più probabile una sua nomina, soprattutto se si andrà oltre la terza votazione.
Anche la Bonino essendo un politico stimato, oltre ad esser donna, potrebbe finire eletta, anche se per ora sembra più un outsider dato che tutti la stimano ma nessuno è veramente disposto a metterla in cima alle sue preferenze.

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