La moda della diretta streaming. #NonèBallarò (ma poco ci manca)

Stamattina ennesima diretta streaming, si trasmetteva l’incontro tra Bersani (accompagnato da Letta) e i rappresentanti del M5S Crimi e Lombardi. Dietro, in seconda e terza fila, c’erano altri rappresentanti del Movimento 5 Stelle che non hanno proferito parola (e non ho ben capito che ci stavano a fare dato che c’era lo streaming).

Bersani ha anteposto un ragionamento sull’attuale momento sociale, politico ed economico dell’Italia, dopodiché ha chiesto al M5S di appoggiare un esecutivo di cambiamento o almeno di non ostacolarne la nascita. Come già largamente anticipato, i due capigruppo della Camera e del Senato hanno risposto “picche”.

C’è stato un botta e risposta che ha impressionato chi seguiva la diretta; la Lombardi, con una battuta, dice: “mi sembra di essere a Ballarò”, ma Bersani subito la gela dicendole: “non è Ballarò, il governo è una cosa seria”. Immediata la creazione su Twitter dell’hashtag #NonèBallarò.

Oltre a questo però nulla. I fatti politici sono zero, in parte la colpa è dell’inamovibilità del M5S (che non voglio ora giudicare, sono scelte politiche ed elettorali) e dall’altra della diretta streaming.
Però la politica è anche mediazione, a volte bisogna saper trattare, il che non vuol dire automaticamente inciucio. Per trattare bisogna fare proposte e controproposte, così fino a quando non si trova un punto di incontro e di equilibrio tra le parti. Le proposte, essendo varie, non sempre possono essere ben viste dall’elettorato ma servono a capire quale strada intraprendere.
Senza la “segretezza” della conversazione si avrebbero degli incontri utilizzati per ratificare quanto già deciso prima e non per portare avanti un discorso e un dialogo complesso. In definitiva si avrebbero delle conferenze stampa camuffate da discussioni e si acuirebbero le distanze tra gli interlocutori.

Lo si è visto con la direzione del PD (quella in cui Bersani tirò fuori i famosi 8 punti), che casualmente finì senza nessuna voce contraria. Lo si è visto oggi, dove Crimi e la Lombardi sembravano gli avatar in carne ed ossa di Beppe Grillo e Casaleggio. La discussione interna ai gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle c’è stata, ma non è stata trasmessa, si è preferito mostrare l’unità granitica del movimento e uno scontro muro contro muro con l’avversario politico; come succede tutti i martedì a Ballarò.

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Bersani ha vinto la battaglia ma non la guerra.

La doppia mossa Grasso-Boldrin come presidenti delle Camere è stato il colpo che tanto era stato chiamato da più parti: non più inseguire Grillo, ma stanarlo con proposte a lui congeniali. Su questa scia inizialmente sono stati proposti gli 8 punti di un futuro governo Bersani e successivamente le due presidenze della Camera e del Senato. L’ultima operazione è stata proposta da Pippo Civati, candidato proveniente da Monza, ex rottamatore con Renzi (le strade si sono divise pochi anni fa per via di piccole differenze di visione) e che probabilmente si candiderà ad essere il futuro segretario del PD (dunque segnatevi il suo nome). Devo ammettere che per quanto promettente non sempre mi sono trovato in sintonia con Civati, ma è indubbio che sia un candidato molto attivo sul piano politico e con delle buone idee e questa della Camera è un’ottima idea.

Ora tutti si complimentano con Bersani per la grande strategia messa in atto e si pensa già di riprodurre questo schema anche con l’elezione del Presidente della Repubblica e con il futuro governo (le consultazioni si aprono mercoledì).
Se si dovesse ripetere quanto fatto sabato si avrebbe lo stesso risultato? Secondo me no.

I parlamentari del M5S sono stati costretti a votare Grasso (in realtà solo una dozzina di loro lo hanno votato) perché ci si trovava al ballottaggio e si aveva una scelta secca: o Grasso o Schifani, ma non sempre le alternative saranno così estreme (e qui ha sbagliato il centrodestra a proporre un personaggio come Schifani). Tra avere un governo di centrosinistra o tornare alle elezioni per il M5S la soluzione non sarebbe poi così difficile; anzi, stando ai sondaggi il M5S ha guadagnato altri 5 punti e si attesta intorno al 30% e secondo me se si dovesse andare ancora a votare, fra pochi mesi, altri 5 punti li possono ancora guadagnare (mi lancio in pronostici dato che alle elezioni ci avevo preso con il 25% del M5S), cioè sarebbe quasi sicuramente la prima forza del Paese.

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Grillo e Casaleggio sono totalitari (ma non fascisti)

Mi ero ripromesso che non avrei più parlato della possibile alleanza di governo M5S-PD a meno di grandi cambiamenti. Mi aspettavo che la situazione si potesse sbloccare con l’instaurazione delle nuove Camere, solo allora la propaganda finirà e si potrà discutere di cose serie.
Io che sono un blogger posso fare quel che mi pare e stare anche un mese senza scrivere un articolo, ma i quotidiani non possono concedersi questo lusso e devono scrivere qualcosa e dunque parlano dell’unico argomento che può tenere banco.
Da allora (era il 27/2/2013) è cambiato qualcosa? Bersani ha aperto a Grillo proponendo gli stessi punti cari ai 5 stelle. Quello era successo e oggi siamo ancora qui.

Grillo ha ribadito il suo niet ma molte sono le petizioni on-line che si sono create per far cambiare idea al “Guru”. Per ora non sono valse a molto. Il duo Grillo-Casaleggio ha deciso che il M5S andrà avanti da solo perché vuole un governo monocromatico ed è una decisione che difficilmente Casaleggio cambierà. Il perchè lo si legge nel video dove la Casaleggio e associati parlava del futuro del mondo. A parte l’inizio del filmato dove si figura una guerra mondiale etc etc (fantapolitica), l’idea centrale che si vuole propagandare è quella di una democrazia diretta basata sulla rete, senza partiti etc. Ed è quello il punto di arrivo di Casaleggio (non cito Grillo perché, secondo me, è stato folgorato dall’idea di Casaleggio e dunque segue ciò che dice il guru di internet, di idee nate dalla testa del genovese in questo progetto ce ne sono poche). A Casaleggio (sempre secondo una mia ricostruzione) non interessano i costi della politica, il vero punto di arrivo non sono queste inezie, ma è il controllo diretto dei cittadini sulla vita politica, lui vuole portare il suo ipotetico 2054 nel 2013 reale. Per questo motivo penso che le petizioni on-line siano futili, perché Casaleggio è convinto di portare in Italia qualcosa di più importante che il taglio dei parlamentari (che serve solo a racimolare voti, questa idea sì potrebbe essere di Grillo).

Un altro argomento che tiene banco è l’associazione del Movimento 5 Stelle al fascismo. Ad oggi risponderei che è accomunare i due soggetti è scorretto, ma aggiungerei una postilla: è simile al fascimo (come al comunismo e al nazismo) perché vuole essere totalitario, non vuole legiferare su una materia specifica, ma modificare completamente il modo di vivere di ogni cittadino presente in una nazione, se non di tutta la popolazione mondiale (come ho spiegato nel paragrafo appena sopra).

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Grillo al Governo(?)

I fatti sono semplici: l’unico che può governare è il PD con l’aiuto di un “compagno” di governo forte. E chi può vantarsi di una posizione autorevole sono solo il PDL e il M5S.

Bersani ieri ha fatto capire che vorrebbe governare con il supporto esterno degli attivisti del movimento 5 Stelle (ma non tutti i dirigenti del PD convergono su questa linea).

Spiego velocemente perché, secondo me, provare a governare con Berlusconi sarebbe deleterio. Sappiamo benissimo che Berlusconi ha in mente come priorità i suoi processi e non il bene del Paese, poi una prova di coabitazione c’è già stato con il governo D’Alema e mi pare che la sinistra non abbia guadagnato molto da quell’accordo.
Da un punto di vista più pragmatico il PD ha impostato tutta la campagna contro il berlusconismo e il leghismo, cambiare idea nel giro di due giorni farebbe crollare i consensi del Partito Democratico e aumenterebbe a dismisura i voti del Movimento 5 Stelle.

A questo punto tutti si chiedono Grillo sarà affidabile? I mercati hanno già risposto di no, io invece qualche speranza ce l’ho.
Prima di tutto perché il Movimento 5 Stelle è diventato un grande partito (in termini di voti) e con questo risultato è arrivata l’ora di assumersi le proprie responsabilità. Avrà il coraggio (o la sconsideratezza) di non votare la fiducia e riportare tutti alle urne? Io dico che per ora questo non se lo può permettere, se no darebbe ragione a tutti quelli che dicono che il loro movimento è capace solo di distruggere ma non di proporre.

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Elezioni Politiche 2013: hanno vinto tutti!

Ha vinto il PDL che voleva portare instabilità al Senato per non far governare il PD.

Ha vinto “Fare per fermare il declino” che non voleva far vincere Berlusconi.

Ha vinto Berlusconi che ha mandato fuori dal Parlamento Fini.

Ha vinto la coalizione di centrosinistra che ha superato quella di centrodestra.

Ha vinto il Movimento 5 Stelle perché ha raggiunto la sua missione di sgretolare i vecchi partiti.

Hanno vinto tutti, ma inspiegabilmente sono tutti delusi.

Elezioni in Sicilia: le prime dichiarazioni sono un po’ slegate con la realtà.

Oggi parlo delle elezioni siciliane. Non le avevo analizzate prima perché sono geograficamente lontano da quella terra e onestamente non avrei saputo né fare pronostici e neppure parlare in modo approfondito dei candidati. Dunque non parlerò tanto del valore che questa elezione ha per la Sicilia, ma guarderò gli effetti che questa vittoria potrebbe avere a livello nazionale.

In primis vorrei subito chiarire una mia idea: la Sicilia non è il cantiere dove si sperimentano i futuri sviluppi politici, mi pare che le vere novità in Italia si siano sempre sviluppate al nord e che poi queste siano state “esportate” anche nel resto d’Italia. Mi pare, inoltre, che la Sicilia rappresenti più il tavolo dove provare nuove alchimie politiche, manovre care ai politici romani, ma che allo stivale concretamente poco possono dare.

Il piatto forte di queste elezioni era l’alleanza PD+UDC (con FLI e la sinistra in altri schieramenti) e lo “stress test” per il M5S e, soprattutto, per il PDL.
I dati li si possono leggere un po’ dappertutto, io mi limito ad accendere i riflettori su un paio di risultati: il primo che l’alleanza uscita vittoriosa aveva una strana composizione, infatti è vero che hanno vinto col 30,9% ma all’interno l’UDC ha preso ben il 10,8% e il PD solo il 13,7%. Questo vuol dire che è vero che in assenza di un’alleanza con il centro il partito democratico non avrebbe mai vinto (quel che rimaneva della sinistra ha preso il 6%), ma è anche vero che a livello nazionale la forza dei centristi è molto meno significativa e specularmente i partiti più “rossi” valgono almeno il doppio della percentuale presa sull’isola. Puntualizzo il dato perché ho già sentito delle dichiarazioni da parte di Casini che voleva imporre l’equazione: PD+UDC=vittoria, mentre PD+sinistra=sconfitta (la seconda parte non è mai stata detta in modo esplicito ma è abbastanza ovvia che l’abbia pensata).

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Lombardia: la Lega agita le scope ma pensa alle poltrone.

Mi ero espresso positivamente sul cambio di leadership all’interno della Lega, ma vedo che l’attaccamento alla “cadrega” non è cambiato.

Riassumendo: in Lombardia ci sono più di 10 indagati (non dico il numero preciso che ogni settimana aumentano) e fino a poco tempo fa sia Formigoni che i leghisti non pensavano minimamente a dimettersi. Ora che il problema degli inquisiti ha assunto dimensioni pachidermiche si è sentito il dovere di cambiare qualcosa, ovviamente questo “sentire” non è dovuto alla volontà dei politici (infatti singolarmente non si è dimesso ancora nessuno), ma dalla pressione dell’opinione pubblica. In tutto questo come si è comportata la Lega? Continua a leggere

Casini di fatto lo ufficializza: si vota ad Ottobre!

Per il titolo basta aver letto (o sentito) oggi Casini ha aperto esplicitamente ad un’alleanza col PD e chiuso col PDL. Dato i sondaggi in caduta e la mancanza di un leader spendibile in campagna elettorale il PDL è dato 1:30 per le prossime elezioni. Prossime elezioni che lo stesso Casini nell’intervista dice che probabilmente saranno ad ottobre. Sommatela al fatto che PD e PDL si stanno attrezzando per le primarie (ovvero alla campagna elettorale) e capirete che la maggioranza parlamentare è sempre più a rischio. Inoltre c’è da considerare che l’UDC è il partito più Montiano, e se pure il suo leader ammette che sente l’aria di fine legislatura per il governo dei tecnici, allora l’ipotesi appare più una certezza che una mera possibilità.

Azzardando un’ipotesi cronologica della sua fine:
Passa la fiducia sulla legge Fornero -> Monti vola a Bruxelles e cerca di strappare un’apertura alla Merkel per un piano di aiuti all’Europa più consistente -> La Merkel dice no (come ha ribadito oggi) -> i mercati vanno giù -> lo spread si alza -> i giornali (non solo italiani) parleranno di vertice inutile e della debolezza di Monti -> i partiti si agiteranno -> il PDL si chiederà: Berlusconi è caduto per colpa dello spread e Monti no? Bam! Lo si sfiducia alla prima occasione (una delle tante riforme strutturali che senza fiducia non passerebbero mai in parlamento) -> si và tutti alle elezioni -> siamo tutti felici (almeno per qualche mese).
La sfiducia dovrebbe esserci prima delle vacanze di Agosto e dopo aver trovato un accordo sulla nuova legge elettorale, ma l’ultimo punto è quello meno importante. Continua a leggere