Le comunali che non ti aspetti

Il PD ha rischiato di non vincere le elezioni di febbraio (pur partendo da superfavorito), non è riuscito a formare un proprio governo, Bersani ha perso il controllo del partito durante l’elezione del Presidente della Repubblica e si è formato il governo di larghe intese (inviso agli elettori del centrosinistra). Ciononostante a queste comunali si trova in vantaggio praticamente in tutti i comuni. Dall’altra parte il PDL, che è dato in risalita nei sondaggi, si trova a inseguire i candidati comunali del csx (fra due settimane vedremo se riuscirà a limitare i danni). Infine il M5S, che dopo il “grande inciucio” si può fregiare di essere l’unica e vera opposizione, scompare da tutti i ballottaggi.

Come mai? Cosa è successo?

Quello che è capitato rimane un risultato inaspettato per chiunque, ma i prodromi di questa situazione si potevano già conoscere (e chi ha seguito questo blog li ha già letti).

Io parto sempre dall’esempio di Milano, dove Pisapia è riuscito a vincere in una città che è da sempre in mano al centrodestra. Pisapia ha vinto (come da sempre dico), non tanto perché fosse il candidato migliore per la città, ma ha vinto grazie alla mancata partecipazione del centrodestra (dovuta alla non brillante prova dell’ex sindaco Moratti). In pratica ha vinto perché gli altri non si sono presentati, non perché lui sia riuscito a convincere chi ha votato centrodestra la volta precedente a votare per lui.
Mi pare che la situazione odierna sia la stessa: bassissima affluenza alle urne che ha colpito due partiti: il centrodestra e soprattutto il movimento 5 stelle. Continua a leggere

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Guida alla elezione del Presidente della Repubblica

Mancano pochi giorni alla elezione del nuovo Capo di Stato, i nomi sono tanti ma per capire chi sarà eletto bisogna guardare i freddi numeri.

1.007 sono le persone che si esprimeranno per la votazione (i due rami del parlamento più i rappresentanti delle regioni).
Alle prime tre votazioni ci vuole la maggioranza dei 2/3, ovvero 672 voti.
Dopo la terza votazione basta che ci siano 504 voti a favore di un candidato perché questo diventi Presidente della Repubblica (così successe per l’elezione di Giorgio Napolitano).

Gli schieramenti:
499 sono i votanti del centrosinistra
260 per il centrodestra
165 per il M5S
71 i montiani
12 altri.

Per arrivare ai 672 voti iniziali ci vuole la convergenza del centrosinistra (499 voti) e del centrodestra (260), totale 699 voti. Oppure ci vorrebbero i voti del centrosinistra più quelli del movimento 5 stelle e dei parlamentari di Scelta Civica (499+165+71= 735).
Ma vediamo le preferenze dei vari gruppi. Continua a leggere

Analisi sondaggi: il PDL non rimonta, è il M5S che “ruba” la vittoria al PD.

Chi ha seguito minuto per minuto la giornata di Lunedì ha visto come i sondaggi inizialmente davano avanti il centrosinistra, poi le prime proiezioni hanno ribaltato completamente il pronostico a favore del centrodestra, per poi arrivare al risultato ufficiale di parità.

#Elezioni2013

Ho preparato questa piccola scheda per capire prima di tutto chi ha perso e chi ha vinto veramente. Dico veramente perché i dati mostrano che in realtà tra le due grandi coalizioni è stato il centrodestra a perdere quasi il 18% dei voti rispetto alle ultime elezioni, mentre il PD solo, si fa per dire, l’8%.
Questi voti si sono convogliati verso il M5S, infatti se notiamo l’ultima riga (quella del Totale) notiamo che nelle la somma dei maggiori partiti arriva a circa l’84% sia nel 2008 che nel 2013. In alternativa se sommiamo le due percentuali perse in questi anni dai due schieramenti (il 17,63% e l’8,01%) la somma fa circa il 25%, appunto il dato del M5S.

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Elezioni Politiche 2013: hanno vinto tutti!

Ha vinto il PDL che voleva portare instabilità al Senato per non far governare il PD.

Ha vinto “Fare per fermare il declino” che non voleva far vincere Berlusconi.

Ha vinto Berlusconi che ha mandato fuori dal Parlamento Fini.

Ha vinto la coalizione di centrosinistra che ha superato quella di centrodestra.

Ha vinto il Movimento 5 Stelle perché ha raggiunto la sua missione di sgretolare i vecchi partiti.

Hanno vinto tutti, ma inspiegabilmente sono tutti delusi.

Previsioni elettorali basate sui sondaggi, sulla logica e sull’intuito personale.

Avevamo lasciato i sondaggi a un paio di settimane fa e poi non si è saputo più nulla (meno male, si parlava solo di quello), in realtà li si possono trovare in modo clandestino su due siti: http://www.notapolitica.it (dove non si parla di elezioni, ma di “strane” corse di cavalli) e su http://www.youtrend.it (in questo caso si parla di un particolare conclave tutto italiano). In questo caso c’è chi dubita della veridicità, spesso questi dati non sono di prima mano e poi potrebbe esserci una modifica fatta da chi dirige il sito senza che nessuno possa contestare tali dati.

Un altro modo per intuire gli andamenti è l’interpretazione degli attacchi dei leader: Berlusconi attacca Giannino? Giannino è in rimonta, tutti parlano del M5S? Allora anche loro sono pericolosi. Berlusconi vuole un faccia a faccia solo con Bersani? Questo vuol dire che Berlusconi è ancora indietro e che gli altri saranno comprimari.

Secondo me però con questi due metodi non si fa altro che impazzire, si seguono istericamente ogni giorno dichiarazioni che un giorno indicano un partito e il giorno dopo un altro. Come spesso spiegano i sondaggisti c’è da capire i trend: non importa il dato di un singolo giorno, l’importante è vedere la “curva” che si disegna nel medio periodo.

Partirei da un dato importante (e che si può dire): ad oggi gli indecisi sono circa il 15% (Mentana proprio oggi ha detto che sono in crescita al 18%), questi probabilmente andranno a votare qualcuno e sono una parte consistente dell’elettorato, ma chi andranno a premiare? Continua a leggere

Un solo voto e tanti partiti: ecco i miei criteri di selezione per le elezioni del 2013.

In un’elezione è vero che si votano i partiti, ma in primo luogo si votano delle priorità e delle idee.
Nel voto di questo fine settimana metterei al primo posto alcune qualità che un leader (e anche i futuri parlamentari) dovrebbero avere a prescindere dal loro “colore” politico.
Non sono caratteristiche funamboliche o esagerate ma sono aggettivi ordinari.
Il leader del nostro Paese, secondo me, dovrebbe essere una persona onesta, competente e rispettabile (il “rispettabile” è il risultato naturale della somma delle prime due caratteristiche). Come dicevo prima sono aggettivi basilari; eppure ritengo che già con questo si possa fare una prima scrematura. Continua a leggere

Analisi: Giannino (un Grillo con la laurea) e Fratelli d’Italia (un progetto nato bene ma cresciuto male)

Errata corrige: Giannino aveva detto di avere una laurea ma non c’è l’ha (Giannino parla di svista, vedete voi se volete crederci o meno). Allo stesso modo il mio titolo era messo per dire che le sue proposte sono ponderate e concrete a differenza di altre.

Dopo la “puntata” su Rivoluzione Civile, oggi andrò dall’altra parte del Parlamento a considerare due nuovi partiti che hanno avuto lo stesso obiettivo iniziale, ma che hanno percorso due strade completamente diverse. I due partiti sono “Fare per fermare il declino” e “Fratelli d’Italia”. Continua a leggere

Ad azione corrisponde reazione.

Berlusconi si ricandida, parte la campagna con forti cenni populistici del centrodestra, populismo fa rima con soluzioni facili a problemi difficili, Alfano critica Monti, Monti dichiara che si dimetterà perché non ha più la maggioranza in parlamento.

I giornali esteri già parlano di ritorno all’oblio per l’Italia, i mercati (e lo spread) acuiscono questa sensazione: è tornato in campo Berlusconi. Ma se da fuori si vede il Titanic affondare all’interno del PDL si applaude al ritorno e nessuno osa contraddire la scelta del fondatore di Forza Italia. Solo pochi nomi sono fuori dal coro: la Meloni (la sostenitrice più accanita delle primarie nel centrodestra), Frattini e Pisanu (per citare tre nomi importanti).
Oggi pure Bagnasco, presidente della CEI e da sempre sostenitore occulto di Berlusconi, si è detto indignato di fronte a tanta irresponsabilità.

La mia idea l’avevo espressa molto tempo fa e rimane tale.
Berlusconi ha detto: “molti mi chiedono di ricandidarmi”, forse si riferiva a questa foto.
Tornando a cose più serie mi metto nei panni di un elettore del centrodestra che da una parte non vorrebbe mai votare a sinistra, ma neanche per Berlusconi. Cosa fare?
In primis io metterei come punto indiscutibile il non voto al partito di Berlusconi, fino a quando Berlusconi sarà candidato premier.
Molti ancora non hanno compreso che Berlusconi non è sinonimo di destra, è semplicemente una persona a capo di un partito di centrodestra, ma non è l’unico in grado di esprimere posizione liberali. Continua a leggere

Elezioni in Sicilia: le prime dichiarazioni sono un po’ slegate con la realtà.

Oggi parlo delle elezioni siciliane. Non le avevo analizzate prima perché sono geograficamente lontano da quella terra e onestamente non avrei saputo né fare pronostici e neppure parlare in modo approfondito dei candidati. Dunque non parlerò tanto del valore che questa elezione ha per la Sicilia, ma guarderò gli effetti che questa vittoria potrebbe avere a livello nazionale.

In primis vorrei subito chiarire una mia idea: la Sicilia non è il cantiere dove si sperimentano i futuri sviluppi politici, mi pare che le vere novità in Italia si siano sempre sviluppate al nord e che poi queste siano state “esportate” anche nel resto d’Italia. Mi pare, inoltre, che la Sicilia rappresenti più il tavolo dove provare nuove alchimie politiche, manovre care ai politici romani, ma che allo stivale concretamente poco possono dare.

Il piatto forte di queste elezioni era l’alleanza PD+UDC (con FLI e la sinistra in altri schieramenti) e lo “stress test” per il M5S e, soprattutto, per il PDL.
I dati li si possono leggere un po’ dappertutto, io mi limito ad accendere i riflettori su un paio di risultati: il primo che l’alleanza uscita vittoriosa aveva una strana composizione, infatti è vero che hanno vinto col 30,9% ma all’interno l’UDC ha preso ben il 10,8% e il PD solo il 13,7%. Questo vuol dire che è vero che in assenza di un’alleanza con il centro il partito democratico non avrebbe mai vinto (quel che rimaneva della sinistra ha preso il 6%), ma è anche vero che a livello nazionale la forza dei centristi è molto meno significativa e specularmente i partiti più “rossi” valgono almeno il doppio della percentuale presa sull’isola. Puntualizzo il dato perché ho già sentito delle dichiarazioni da parte di Casini che voleva imporre l’equazione: PD+UDC=vittoria, mentre PD+sinistra=sconfitta (la seconda parte non è mai stata detta in modo esplicito ma è abbastanza ovvia che l’abbia pensata).

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Berlusconi si ricandida: quando non si riesce a vedere oltre al proprio naso.

Ed ecco la brutta notizia: quando sembra che la politica (almeno del centrodestra) possa avere una svolta tutto torna indietro.

Berlusconi vuole tornare in campo.

Perché tutto questo è negativo?
A prescindere dalla mia preferenza, o meno, verso la figura di Berlusconi; il problema si chiama “cambio generazionale”.

Se si vuole che le cose cambino in questo Paese non si può mettere la politica nelle mani delle solite persone.

Il sondaggio che ha convinto Berlusconi dice che il PDL con Berlusconi vale più del PDL con il solo Alfano: “grazie tante!” Continua a leggere