Un anno di vita, è ora di fact checking per il mio blog.

15 giorni fa il mio blog festeggiava un anno di vita.
Dopo 52 articolo scritti (non tanti a dire il vero), commenti e visite volevo fare un riepilogo per rispondere ad una domanda: ma dopo tante previsioni, quante ne ho azzeccate? In pratica volevo fare un fact checking a me stesso.

Non entrerò troppo nei particolari, inoltre in ogni post spesso facevo più ipotesi a secondo degli scenari che si potevano prevedere, dunque è difficile dare un giudizio netto.

Tralasciando questi particolari posso dire orgogliosamente di averne azzeccate parecchie, più della metà (ad occhio) ma di aver preso anche qualche cantonata.

Scrissi a riguardo delle elezioni di Febbraio: (50% giuste)
“In conclusione io pronosticherei un sicuro “boom” di Beppe Grillo e una buona vittoria del centrosinistra, i partiti neonati invece faranno fatica a superare il quorum alla Camera.
Se devo esser più preciso il M5S sicuro sopra il 20%, direi intorno al 25%; i partiti come “Fare per fermare il declino” e “Rivoluzione Civile” poco sotto il 4%. Bersani con Vendola, secondo me, riusciranno a conquistare la maggioranza al Senato. […]

Ovviamente tutto è incerto perché le vittorie nelle regioni chiave (Lombardia su tutte) si giocheranno veramente su pochissimi voti di scarto.”

Ho indubbiamente azzeccato i pronostici sul M5S (praticamente snobbato da tutti) e quella sui partiti minori (che alla fine sono rimasti fuori dal Parlamento), ma in Lombardia (e in altre regioni chiave) i voti di scarto sono stati tanti e a sfavore del centrosinistra che ha perso così la sua indipendenza al Senato.

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È l’ora della Bonino!

Il partito democratico è allo sbando e con i numeri di oggi (100 voti in meno per Prodi, padre fondatore dello stesso PD) vuol dire che Bersani non ha più il controllo delle “correnti” interne al partito, il che vorrebbe dire dimissioni (anche se dovremo aspettare a vederle almeno dopo l’elezione del Presidente della Repubblica).

Nel frattempo che fare?
Bisogna trovare un nome condiviso da parte del PD (dando per scontato che oramai il PD è spaccato in due, se non in tre parti) e, stando ai numeri, è praticamente certo che ci voglia la convergenza di altri due partiti.
Molti penseranno a Rodotà, ma a mio avviso il nome del giurista spaccherebbe il centrosinistra come è successo con Marini (se non peggio) e pur aggiungendo i voti del M5S si arriverebbe all’incirca a 400 voti (secondo mie stime).

Tornare a votare Marini sarebbe elettoralmente un suicidio, dunque nulla.

Votare la Cancellieri: è una possibilità che sta prendendo quota ed è interessante perché donna e  non appartenente a nessun partito. Peccato che dopo la salita di Monti in politica  tutto il suo governo si sia scoperto non poi così apartitico. In più, essendo già stata presentata questo pomeriggio, il suo nome è stato bruciato (difficilmente il PD andrebbe a votare per un candidato palesemente di un altro partito).

Dunque chi votare?
Si dovrebbe trovare un altro nome ben visto dall’arco costituzionale, che non faccia parte di nessuno dei partiti presenti, che non faccia urlare la gente all’inciucio, ben voluto dalla gente e magari anche donna. Sembra una missione impossibile ma secondo me la Bonino risponde proprio a questi canoni.

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Bersani per non cadere ha solo una possibilità: accordarsi con Grillo proponendo Prodi

Oggi il PD si è letteralmente spezzato in due e il segretario sembra aver perso il timone del partito.
Che Rodotà fosse un nome migliore rispetto a Marini si intuiva, che la base non volesse il compromesso con Berlusconi per un governo di larghe intese pure, ma evidentemente non si pensava che la spaccatura potesse essere così profonda. Eppure i segnali c’erano tutti: Renzi aveva respinto la candidatura di Marini, “i giovani turchi” (i giovani del PD fedeli a Bersani) pure, il M5S neanche a parlarne e aggiungendo il no di Sel il destino pareva scontato.

Cosa fare ora?
Per Grillo la situazione è molto comoda, ora il nome di Marini è “bruciato” e non può altro che perdere voti da qua in poi, mentre Rodotà non può che guadagnarne. Usciti dalle prime tre votazioni (dove vige la maggioranza dei 2/3), la soglia di eleggibilità si abbasserà al 50%+1 e allora avrebbe grandissime chance di diventare il prossimo Presidente della Repubblica.

Il PDL sembra tagliato fuori dai giochi a favore dell’asse PD-5stelle (come accaduto finora).

Bersani dal canto suo può lasciar andare la barca alla deriva, il che lo porterebbe a delle probabili dimissioni da segretario del partito. Oppure potrebbe cercare di evitare l’inevitabile e riprendere il pallino del gioco proponendo un nome diverso da Rodotà, che possa piacere ai grillini e che allo stesso tempo rientri nella sfera dei democratici e non in quella del movimento. Il nome è quello di Prodi.

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Guida alla elezione del Presidente della Repubblica

Mancano pochi giorni alla elezione del nuovo Capo di Stato, i nomi sono tanti ma per capire chi sarà eletto bisogna guardare i freddi numeri.

1.007 sono le persone che si esprimeranno per la votazione (i due rami del parlamento più i rappresentanti delle regioni).
Alle prime tre votazioni ci vuole la maggioranza dei 2/3, ovvero 672 voti.
Dopo la terza votazione basta che ci siano 504 voti a favore di un candidato perché questo diventi Presidente della Repubblica (così successe per l’elezione di Giorgio Napolitano).

Gli schieramenti:
499 sono i votanti del centrosinistra
260 per il centrodestra
165 per il M5S
71 i montiani
12 altri.

Per arrivare ai 672 voti iniziali ci vuole la convergenza del centrosinistra (499 voti) e del centrodestra (260), totale 699 voti. Oppure ci vorrebbero i voti del centrosinistra più quelli del movimento 5 stelle e dei parlamentari di Scelta Civica (499+165+71= 735).
Ma vediamo le preferenze dei vari gruppi. Continua a leggere

Quando non si ha una notizia la si crea: ecco il ruolo del titolo in un pezzo giornalistico

Una mattina dai un’occhiata a Twitter e ti accorgi che tutti stanno parlando della puntata di omnibus che sta andando in ora in quel momento su La7: c’è Berlusconi. Allora mi sintonizzo, guardo la puntata (condotta molto bene, ndr) e alla fine torno a fare ciò che avevo lasciato. La sera accendo il tg e tra le prime notizie spunta: “Berlusconi candida Mario Draghi alla Presidenza della Repubblica” (la notizia non veniva neanche proposta come una sparat, ma come qualcosa di concreto).
“Perdincibacco” esclamai, eppure io avevo guardato l’intervista e non mi pareva avesse detto proprio quelle parole. Riprendendomi la puntata, dopo 1h e 16 min si inizia a parlare dell’elezione del Presidente della Repubblica e Berlusconi dichiara una cosa del tipo: “ho un nome che piace anche alla sinistra e a cui non potranno dire di no, ma ora non lo posso dire perché se no lo brucio”. A quel punto gli chiedono: “È Giuliano Amato?” E l’ex premier nicchia, insistono e chiedono “È Mario Draghi?” (domanda fatta dopo 1h e 18 min e 30 sec) e lui risponde che sarebbe un ottimo Presidente della Repubblica. In sottofondo Marco Damilano pensa di aver intuito che il Cavaliere con quella frase avesse avallato l’ultima ipotesi. Continua a leggere

La sfida delle primarie su Sky: un’analisi più televisiva che politica.

La sfida di ieri sera su Sky è stata interessante, non tanto per ciò che hanno detto i candidati, ma serviva a dare un segnale, per consolidare una tradizione di dibattiti politici pre elettorali che non siano i soliti talk show.

Secondo me il format andrebbe un po’ ad esempio aggiungendo la possibilità di controbattere sempre almeno una volta, ovviamente questo comporterebbe un allungamento di tempo per ogni domanda, al che bisognerebbe diminuire il numero di domande. Questo cambiamento porterebbe ad avere un dibattito un po’ più animato e che vada un po’ più in profondità (evitando degeneri da rissa televisiva).
Inoltre eliminerei le domande fatte dal pubblico/sostenitori di uno dei candidati, le domande fatte erano tutte abbastanza inutili (a parte la gaffe su Oscar Giannetto che ha scatenato l’ironia sul web). Anche il pubblico presente in sala era inutile, si notava solo quando con gli applausi bloccava il discorso di uno dei candidati, va bene che lo studio era quello di X-Factor ma questo dibattito è cosa seria. Continua a leggere

Grillo accusa Napolitano: ma la sua ricostruzione è fantapolitica.

Ieri è uscito questo articolo sul blog di Beppe Grillo, titolo: “Previsioni elettorali” (ne avrete sentito parlare perché ne hanno parlato anche molti giornali).
L’immagine recita: “Il movimento cinque stelle contro tutti“; tutto vero anche perché è lo stesso Grillo a volersi mettere contro i partiti (i partiti pur di prendere voti si alleerebbero con lui). Eppure Grillo continua ad interpretare il ruolo di piccolo movimento contro il sistema e che il sistema vorrebbe epurare: così leggiamo nel suo articolo di una congettura da parte (addirittura) del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano!

Ora ci sarebbe da controbattere punto per punto ma preferisco focalizzarmi sulla contraddizione maggiore. Grillo si lamenta che Napolitano voglia far cambiare il Porcellum per evitare che il M5S possa prendere il premio di maggioranza (primo scenario dell’articolo di Grillo), per poi contraddirsi nel secondo scenario dicendo (cito testualmente): “… la ritrosia dei segretari di partito a mollare il Porcellum che consente di eleggere madri, amanti, figli e cognati.”.
In poche parole se lo eliminano lo fanno per svantaggiare Grillo, andando contro il volere popolare, se invece rimane tutto così com’è lo fanno per poter eleggere dei servi andando così contro il volere popolare. Continua a leggere