È l’ora della Bonino!

Il partito democratico è allo sbando e con i numeri di oggi (100 voti in meno per Prodi, padre fondatore dello stesso PD) vuol dire che Bersani non ha più il controllo delle “correnti” interne al partito, il che vorrebbe dire dimissioni (anche se dovremo aspettare a vederle almeno dopo l’elezione del Presidente della Repubblica).

Nel frattempo che fare?
Bisogna trovare un nome condiviso da parte del PD (dando per scontato che oramai il PD è spaccato in due, se non in tre parti) e, stando ai numeri, è praticamente certo che ci voglia la convergenza di altri due partiti.
Molti penseranno a Rodotà, ma a mio avviso il nome del giurista spaccherebbe il centrosinistra come è successo con Marini (se non peggio) e pur aggiungendo i voti del M5S si arriverebbe all’incirca a 400 voti (secondo mie stime).

Tornare a votare Marini sarebbe elettoralmente un suicidio, dunque nulla.

Votare la Cancellieri: è una possibilità che sta prendendo quota ed è interessante perché donna e  non appartenente a nessun partito. Peccato che dopo la salita di Monti in politica  tutto il suo governo si sia scoperto non poi così apartitico. In più, essendo già stata presentata questo pomeriggio, il suo nome è stato bruciato (difficilmente il PD andrebbe a votare per un candidato palesemente di un altro partito).

Dunque chi votare?
Si dovrebbe trovare un altro nome ben visto dall’arco costituzionale, che non faccia parte di nessuno dei partiti presenti, che non faccia urlare la gente all’inciucio, ben voluto dalla gente e magari anche donna. Sembra una missione impossibile ma secondo me la Bonino risponde proprio a questi canoni.

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Guida alla elezione del Presidente della Repubblica

Mancano pochi giorni alla elezione del nuovo Capo di Stato, i nomi sono tanti ma per capire chi sarà eletto bisogna guardare i freddi numeri.

1.007 sono le persone che si esprimeranno per la votazione (i due rami del parlamento più i rappresentanti delle regioni).
Alle prime tre votazioni ci vuole la maggioranza dei 2/3, ovvero 672 voti.
Dopo la terza votazione basta che ci siano 504 voti a favore di un candidato perché questo diventi Presidente della Repubblica (così successe per l’elezione di Giorgio Napolitano).

Gli schieramenti:
499 sono i votanti del centrosinistra
260 per il centrodestra
165 per il M5S
71 i montiani
12 altri.

Per arrivare ai 672 voti iniziali ci vuole la convergenza del centrosinistra (499 voti) e del centrodestra (260), totale 699 voti. Oppure ci vorrebbero i voti del centrosinistra più quelli del movimento 5 stelle e dei parlamentari di Scelta Civica (499+165+71= 735).
Ma vediamo le preferenze dei vari gruppi. Continua a leggere

Renzi ad Amici? Per me è sì!

Una settimana politicamente un po’ spenta, le due notizie più importanti sono state: la partecipazione di Matteo Renzi ad “Amici” e l’incontro segreto dei parlamentari pentastellati in un agriturismo alla porte di Roma.
Vorrei parlare della prima notizia che mi pare la più interessante anche perché dell’altra si sa solo che hanno mangiato paccheri con guanciale e funghi (quando si parla di notizia bomba!).

Qui potete trovare il video del suo discorso: che dire?
Da un punto di vista elettorale c’è ben poco da dire, andare in un programma non prettamente politico (lo ha fatto Berlusconi andando ai programmi della mattina di mediaset e lo ha fatto anche Monti andando ad “Uno mattina” su Rai1) è una fonte incredibile di visibilità. Solitamente i politici vanno da “Ballarò” o a “Porta a Porta”, ma chi segue i talk di questo genere sa già cosa votare e probabilmente se non lo sa ha comunque interesse per l’argomento e in qualche modo si informerà (magari vedendo altre trasmissioni e leggendo i giornali); chi guarda programmi più “leggeri” è solitamente a digiuno di politica e molto probabilmente non conosce neppure i candidati. Renzi da giovane e poco conosciuto politico (anche se oramai chi segue anche di sfuggita la politica sa chi è) ha fatto la mossa giusta, anche perché è andato a stanare un pubblico che probabilmente non vota PD, ma che se si toccano le corde giuste si può conquistare, soprattutto se il discorso è poco politicizzato . Ed è qui che si entra a parlare del messaggio mandato da Renzi. Continua a leggere

Bersani ha vinto la battaglia ma non la guerra.

La doppia mossa Grasso-Boldrin come presidenti delle Camere è stato il colpo che tanto era stato chiamato da più parti: non più inseguire Grillo, ma stanarlo con proposte a lui congeniali. Su questa scia inizialmente sono stati proposti gli 8 punti di un futuro governo Bersani e successivamente le due presidenze della Camera e del Senato. L’ultima operazione è stata proposta da Pippo Civati, candidato proveniente da Monza, ex rottamatore con Renzi (le strade si sono divise pochi anni fa per via di piccole differenze di visione) e che probabilmente si candiderà ad essere il futuro segretario del PD (dunque segnatevi il suo nome). Devo ammettere che per quanto promettente non sempre mi sono trovato in sintonia con Civati, ma è indubbio che sia un candidato molto attivo sul piano politico e con delle buone idee e questa della Camera è un’ottima idea.

Ora tutti si complimentano con Bersani per la grande strategia messa in atto e si pensa già di riprodurre questo schema anche con l’elezione del Presidente della Repubblica e con il futuro governo (le consultazioni si aprono mercoledì).
Se si dovesse ripetere quanto fatto sabato si avrebbe lo stesso risultato? Secondo me no.

I parlamentari del M5S sono stati costretti a votare Grasso (in realtà solo una dozzina di loro lo hanno votato) perché ci si trovava al ballottaggio e si aveva una scelta secca: o Grasso o Schifani, ma non sempre le alternative saranno così estreme (e qui ha sbagliato il centrodestra a proporre un personaggio come Schifani). Tra avere un governo di centrosinistra o tornare alle elezioni per il M5S la soluzione non sarebbe poi così difficile; anzi, stando ai sondaggi il M5S ha guadagnato altri 5 punti e si attesta intorno al 30% e secondo me se si dovesse andare ancora a votare, fra pochi mesi, altri 5 punti li possono ancora guadagnare (mi lancio in pronostici dato che alle elezioni ci avevo preso con il 25% del M5S), cioè sarebbe quasi sicuramente la prima forza del Paese.

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Grillo al Governo(?)

I fatti sono semplici: l’unico che può governare è il PD con l’aiuto di un “compagno” di governo forte. E chi può vantarsi di una posizione autorevole sono solo il PDL e il M5S.

Bersani ieri ha fatto capire che vorrebbe governare con il supporto esterno degli attivisti del movimento 5 Stelle (ma non tutti i dirigenti del PD convergono su questa linea).

Spiego velocemente perché, secondo me, provare a governare con Berlusconi sarebbe deleterio. Sappiamo benissimo che Berlusconi ha in mente come priorità i suoi processi e non il bene del Paese, poi una prova di coabitazione c’è già stato con il governo D’Alema e mi pare che la sinistra non abbia guadagnato molto da quell’accordo.
Da un punto di vista più pragmatico il PD ha impostato tutta la campagna contro il berlusconismo e il leghismo, cambiare idea nel giro di due giorni farebbe crollare i consensi del Partito Democratico e aumenterebbe a dismisura i voti del Movimento 5 Stelle.

A questo punto tutti si chiedono Grillo sarà affidabile? I mercati hanno già risposto di no, io invece qualche speranza ce l’ho.
Prima di tutto perché il Movimento 5 Stelle è diventato un grande partito (in termini di voti) e con questo risultato è arrivata l’ora di assumersi le proprie responsabilità. Avrà il coraggio (o la sconsideratezza) di non votare la fiducia e riportare tutti alle urne? Io dico che per ora questo non se lo può permettere, se no darebbe ragione a tutti quelli che dicono che il loro movimento è capace solo di distruggere ma non di proporre.

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Previsioni elettorali basate sui sondaggi, sulla logica e sull’intuito personale.

Avevamo lasciato i sondaggi a un paio di settimane fa e poi non si è saputo più nulla (meno male, si parlava solo di quello), in realtà li si possono trovare in modo clandestino su due siti: http://www.notapolitica.it (dove non si parla di elezioni, ma di “strane” corse di cavalli) e su http://www.youtrend.it (in questo caso si parla di un particolare conclave tutto italiano). In questo caso c’è chi dubita della veridicità, spesso questi dati non sono di prima mano e poi potrebbe esserci una modifica fatta da chi dirige il sito senza che nessuno possa contestare tali dati.

Un altro modo per intuire gli andamenti è l’interpretazione degli attacchi dei leader: Berlusconi attacca Giannino? Giannino è in rimonta, tutti parlano del M5S? Allora anche loro sono pericolosi. Berlusconi vuole un faccia a faccia solo con Bersani? Questo vuol dire che Berlusconi è ancora indietro e che gli altri saranno comprimari.

Secondo me però con questi due metodi non si fa altro che impazzire, si seguono istericamente ogni giorno dichiarazioni che un giorno indicano un partito e il giorno dopo un altro. Come spesso spiegano i sondaggisti c’è da capire i trend: non importa il dato di un singolo giorno, l’importante è vedere la “curva” che si disegna nel medio periodo.

Partirei da un dato importante (e che si può dire): ad oggi gli indecisi sono circa il 15% (Mentana proprio oggi ha detto che sono in crescita al 18%), questi probabilmente andranno a votare qualcuno e sono una parte consistente dell’elettorato, ma chi andranno a premiare? Continua a leggere

Un solo voto e tanti partiti: ecco i miei criteri di selezione per le elezioni del 2013.

In un’elezione è vero che si votano i partiti, ma in primo luogo si votano delle priorità e delle idee.
Nel voto di questo fine settimana metterei al primo posto alcune qualità che un leader (e anche i futuri parlamentari) dovrebbero avere a prescindere dal loro “colore” politico.
Non sono caratteristiche funamboliche o esagerate ma sono aggettivi ordinari.
Il leader del nostro Paese, secondo me, dovrebbe essere una persona onesta, competente e rispettabile (il “rispettabile” è il risultato naturale della somma delle prime due caratteristiche). Come dicevo prima sono aggettivi basilari; eppure ritengo che già con questo si possa fare una prima scrematura. Continua a leggere

I passi falsi del PD nella comunicazione.

Oggi è l’ultimo giorno in cui si possono pubblicare i sondaggi. Questo non vuol dire che nessuno li farà più, solamente che non possono essere divulgati dai vari mezzi di comunicazione. Posso esclamare un bel: “finalmente!”? Perché oramai in tutti gli spazi di dibattito politico stavano a guardare in modo maniacale i sondaggi, ne usciva almeno uno al giorno e onestamente ne avevo un po’ le tasche piene.

Dopo questo primo sfogo vorrei iniziare facendo un piccolo resoconto di quanto successo in questo periodo.
In realtà se si legge quanto detto da me nell’ultimo post su Monti (datato nella pubblicazione ma attualissimo, avrei potuto scriverlo anche ieri) si ritrova quello che è poi effettivamente successo. Monti si candida per creare il suo polo, tutti i partiti aumentano il consenso tranne la coalizione di centrosinistra e alla fine non si realizza la maggioranza in Senato.
La colpa è tutta di Monti o anche ad altri sono da imputare le colpe di questa parziale sconfitta? Continua a leggere

Monti sì o Monti no? Per l’Italia forse è meglio di no.

Alcuni penseranno che il titolo sarebbe stato meglio scriverlo in questo modo: “Monti sì o Monti no? Per me forse è meglio di no.” e non sarei neanche in cattiva compagnia dato che il 60% degli italiani la pensano allo stesso modo. Invece sono ancora convinto del mio titolo e ora andrò a esporre le mie motivazioni.

Visto che danno tutti per scontato che Monti si candiderà con il “terzo polo” (c’è da chiarire se con una sua lista o senza) a questo punto ci sono da capire le ripercussioni sui restanti schieramenti. Grosso modo tutti gli schieramenti aumenteranno le loro quote (tranne uno): Berlusconi grazie alla sua campagna tutta promesse e tv (tanto sa che non governerà dunque non ha il problema di disattendere il suo elettorato), al centro grazie alla discesa in campo di Monti. Il M5S non viene toccato da questa manovra, sarà invece il PD colui che pagherà le conseguenze peggiori, dato che già ora veleggia con alte percentuali e difficilmente avrà altri spazi di miglioramento: dunque può o rimanere stabile o scendere.

Allora perché è un male per l’Italia la candidatura di Monti?

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Ancora Primarie

Il Partito democratico, e con lui anche SEL, ha fissato le primarie per il parlamento a fine anno (il 29 e 30 Dicembre). È un bene, è una male? È solo una moda? Ci sono state alcune polemiche sulle date prescelte e in parte condivido le preoccupazioni.

Le primarie sono un bene soprattutto con una legge elettorale che svuota il significato e la funzione del voto democratico. Però non vanno bene per una questione di tempistica; infatti le regole e le liste di candidati per il parlamento verranno esposte il 17 Dicembre e da quel giorno si potrà cominciare la campagna elettorale, ma se le elezioni saranno il 29 vuol dire che ci sono 12 giorni per farsi conoscere e in mezzo ci sono anche le feste!

Come analizzai in un precedente post, dove mettevo a confronto le primarie regionali della Lega a confronto con quelle del PD, ponevo l’accento su quanto fosse importante avere il tempo per organizzare una buona campagna elettorale, soprattutto per gli outsider, riporto le mie parole di allora: Continua a leggere