Bersani per non cadere ha solo una possibilità: accordarsi con Grillo proponendo Prodi

Oggi il PD si è letteralmente spezzato in due e il segretario sembra aver perso il timone del partito.
Che Rodotà fosse un nome migliore rispetto a Marini si intuiva, che la base non volesse il compromesso con Berlusconi per un governo di larghe intese pure, ma evidentemente non si pensava che la spaccatura potesse essere così profonda. Eppure i segnali c’erano tutti: Renzi aveva respinto la candidatura di Marini, “i giovani turchi” (i giovani del PD fedeli a Bersani) pure, il M5S neanche a parlarne e aggiungendo il no di Sel il destino pareva scontato.

Cosa fare ora?
Per Grillo la situazione è molto comoda, ora il nome di Marini è “bruciato” e non può altro che perdere voti da qua in poi, mentre Rodotà non può che guadagnarne. Usciti dalle prime tre votazioni (dove vige la maggioranza dei 2/3), la soglia di eleggibilità si abbasserà al 50%+1 e allora avrebbe grandissime chance di diventare il prossimo Presidente della Repubblica.

Il PDL sembra tagliato fuori dai giochi a favore dell’asse PD-5stelle (come accaduto finora).

Bersani dal canto suo può lasciar andare la barca alla deriva, il che lo porterebbe a delle probabili dimissioni da segretario del partito. Oppure potrebbe cercare di evitare l’inevitabile e riprendere il pallino del gioco proponendo un nome diverso da Rodotà, che possa piacere ai grillini e che allo stesso tempo rientri nella sfera dei democratici e non in quella del movimento. Il nome è quello di Prodi.

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Renzi ad Amici? Per me è sì!

Una settimana politicamente un po’ spenta, le due notizie più importanti sono state: la partecipazione di Matteo Renzi ad “Amici” e l’incontro segreto dei parlamentari pentastellati in un agriturismo alla porte di Roma.
Vorrei parlare della prima notizia che mi pare la più interessante anche perché dell’altra si sa solo che hanno mangiato paccheri con guanciale e funghi (quando si parla di notizia bomba!).

Qui potete trovare il video del suo discorso: che dire?
Da un punto di vista elettorale c’è ben poco da dire, andare in un programma non prettamente politico (lo ha fatto Berlusconi andando ai programmi della mattina di mediaset e lo ha fatto anche Monti andando ad “Uno mattina” su Rai1) è una fonte incredibile di visibilità. Solitamente i politici vanno da “Ballarò” o a “Porta a Porta”, ma chi segue i talk di questo genere sa già cosa votare e probabilmente se non lo sa ha comunque interesse per l’argomento e in qualche modo si informerà (magari vedendo altre trasmissioni e leggendo i giornali); chi guarda programmi più “leggeri” è solitamente a digiuno di politica e molto probabilmente non conosce neppure i candidati. Renzi da giovane e poco conosciuto politico (anche se oramai chi segue anche di sfuggita la politica sa chi è) ha fatto la mossa giusta, anche perché è andato a stanare un pubblico che probabilmente non vota PD, ma che se si toccano le corde giuste si può conquistare, soprattutto se il discorso è poco politicizzato . Ed è qui che si entra a parlare del messaggio mandato da Renzi. Continua a leggere

Bersani ha vinto la battaglia ma non la guerra.

La doppia mossa Grasso-Boldrin come presidenti delle Camere è stato il colpo che tanto era stato chiamato da più parti: non più inseguire Grillo, ma stanarlo con proposte a lui congeniali. Su questa scia inizialmente sono stati proposti gli 8 punti di un futuro governo Bersani e successivamente le due presidenze della Camera e del Senato. L’ultima operazione è stata proposta da Pippo Civati, candidato proveniente da Monza, ex rottamatore con Renzi (le strade si sono divise pochi anni fa per via di piccole differenze di visione) e che probabilmente si candiderà ad essere il futuro segretario del PD (dunque segnatevi il suo nome). Devo ammettere che per quanto promettente non sempre mi sono trovato in sintonia con Civati, ma è indubbio che sia un candidato molto attivo sul piano politico e con delle buone idee e questa della Camera è un’ottima idea.

Ora tutti si complimentano con Bersani per la grande strategia messa in atto e si pensa già di riprodurre questo schema anche con l’elezione del Presidente della Repubblica e con il futuro governo (le consultazioni si aprono mercoledì).
Se si dovesse ripetere quanto fatto sabato si avrebbe lo stesso risultato? Secondo me no.

I parlamentari del M5S sono stati costretti a votare Grasso (in realtà solo una dozzina di loro lo hanno votato) perché ci si trovava al ballottaggio e si aveva una scelta secca: o Grasso o Schifani, ma non sempre le alternative saranno così estreme (e qui ha sbagliato il centrodestra a proporre un personaggio come Schifani). Tra avere un governo di centrosinistra o tornare alle elezioni per il M5S la soluzione non sarebbe poi così difficile; anzi, stando ai sondaggi il M5S ha guadagnato altri 5 punti e si attesta intorno al 30% e secondo me se si dovesse andare ancora a votare, fra pochi mesi, altri 5 punti li possono ancora guadagnare (mi lancio in pronostici dato che alle elezioni ci avevo preso con il 25% del M5S), cioè sarebbe quasi sicuramente la prima forza del Paese.

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Grillo al Governo(?)

I fatti sono semplici: l’unico che può governare è il PD con l’aiuto di un “compagno” di governo forte. E chi può vantarsi di una posizione autorevole sono solo il PDL e il M5S.

Bersani ieri ha fatto capire che vorrebbe governare con il supporto esterno degli attivisti del movimento 5 Stelle (ma non tutti i dirigenti del PD convergono su questa linea).

Spiego velocemente perché, secondo me, provare a governare con Berlusconi sarebbe deleterio. Sappiamo benissimo che Berlusconi ha in mente come priorità i suoi processi e non il bene del Paese, poi una prova di coabitazione c’è già stato con il governo D’Alema e mi pare che la sinistra non abbia guadagnato molto da quell’accordo.
Da un punto di vista più pragmatico il PD ha impostato tutta la campagna contro il berlusconismo e il leghismo, cambiare idea nel giro di due giorni farebbe crollare i consensi del Partito Democratico e aumenterebbe a dismisura i voti del Movimento 5 Stelle.

A questo punto tutti si chiedono Grillo sarà affidabile? I mercati hanno già risposto di no, io invece qualche speranza ce l’ho.
Prima di tutto perché il Movimento 5 Stelle è diventato un grande partito (in termini di voti) e con questo risultato è arrivata l’ora di assumersi le proprie responsabilità. Avrà il coraggio (o la sconsideratezza) di non votare la fiducia e riportare tutti alle urne? Io dico che per ora questo non se lo può permettere, se no darebbe ragione a tutti quelli che dicono che il loro movimento è capace solo di distruggere ma non di proporre.

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Ancora Primarie

Il Partito democratico, e con lui anche SEL, ha fissato le primarie per il parlamento a fine anno (il 29 e 30 Dicembre). È un bene, è una male? È solo una moda? Ci sono state alcune polemiche sulle date prescelte e in parte condivido le preoccupazioni.

Le primarie sono un bene soprattutto con una legge elettorale che svuota il significato e la funzione del voto democratico. Però non vanno bene per una questione di tempistica; infatti le regole e le liste di candidati per il parlamento verranno esposte il 17 Dicembre e da quel giorno si potrà cominciare la campagna elettorale, ma se le elezioni saranno il 29 vuol dire che ci sono 12 giorni per farsi conoscere e in mezzo ci sono anche le feste!

Come analizzai in un precedente post, dove mettevo a confronto le primarie regionali della Lega a confronto con quelle del PD, ponevo l’accento su quanto fosse importante avere il tempo per organizzare una buona campagna elettorale, soprattutto per gli outsider, riporto le mie parole di allora: Continua a leggere

Il meccanismo delle primarie ostacola l’entrata di nuove idee: ecco spiegato come

Alla fine ha vinto Bersani, speravo diversamente ma ritengo sia comunque un ottimo candidato premier.
Ha vinto con un ampio scarto (all’incirca 60 a 40) eppure su twitter e su facebook sento molte persone lamentarsi del mancato cambiamento e poche gioire della vittoria del “concreto” Bersani. In parte sarà colpa dei miei coetanei (giovani e tendenzialmente pro Renzi), però tra questi delusi si nota soprattutto che sono persone che non hanno mai seguito le vicende del PD da vicino. Inoltre, giusto ieri sera, il tg di Mentana su La7 ha mostrato questo sondaggio dove Renzi viene indicato come miglior candidato premier battendo sia Bersani che Monti. Forse non sono solo i miei amici a pensarla in questo modo…
La domanda che sorge spontanea è: le primarie, così come sono oggi, rispecchiano appieno la volontà degli elettori del centrosinistra o invece tendono ad incoronare i soliti vecchi politici e le solite idee?
Questo mi ha ricordato una vecchia teoria che mi ero fatto già qualche anno fa e che è molto semplice da spiegare da un punto di vista statistico: ora cercherò di spiegarlo tutto in modo semplice semplice. Continua a leggere

Perché voto Renzi.

Settimana scorsa non sapevo bene chi votare, poi il giorno prima ho rimesso in ordine le idee in testa e mi sono deciso a votare per Matteo Renzi. Non che l’attuale segretario del PD sia una persona poco capace o disonesta, è solo che Renzi mi pare più netto nei suoi modi di operare. Se andiamo a vedere i punti in comune tra i due candidati sono molti e anche nel duello su Rai1 spesso i due hanno iniziato le frasi ammettendo che erano d’accordo col loro sfidante (anche se le loro idee divergevano su alcuni punti).

Ecco cosa mi ha convinto del programma del primo cittadino di Firenze: Continua a leggere

Primarie del centrosinistra: ottimo il risultato politico, insufficiente sul piano organizzativo

La prima tappa delle primarie del centrosinistra è finita e alla fine tutto è andato per il meglio. Molte persone sono andate a votare (soprattutto se teniamo conto dell’alta disaffezione verso i partiti), la competizione è stata vera seppur con toni abbastanza pacati (gli ultimi giorni c’è stato qualche colpo basso in più ma nessuno strascico).
Da un punto di vista dei voti non è uscito nulla di nuovo, il sondaggio di venerdì presentato alla trasmissione Rai Agorà aveva azzeccato le proiezioni.

Queste primarie hanno voluto dire molto sia per il centrosinistra che per la politica generale in Italia, ma non è questo il punto che voglio toccare oggi (magari ne parlerò una prossima volta). In queste primarie c’è un grosso problema: l’organizzazione. Continua a leggere

Diario di un elettore delle primarie alla deriva.

Le primarie del centrosinistra si avvicinano e onestamente sono arrivato al punto che non so chi votare.

Sono mesi che Renzi è in corsa per la leadership (anche prima che le primarie fossero annunciate) e mi chiedevo se mai potesse un giovane amministratore vincere contro i big del partito. All’inizio sembrava un giochino carino, una scommessa tra amici, ma poi arriva il momento di votare seriamente e allora tutto cambia. Perché non puoi più votare per quello che ti sembra più convincete, quello dalla faccia pulita o dalla battuta pronta; devi votare per colui che andrà a governare l’Italia.
Ma se la scelta tra due candidati poteva essere ancora un problema risolvibile, ecco che arriva nella sfida Vendola, poi Tabacci e infine la Puppato.
Cinque candidati complessivi, ecco ora sarà un casino anche solo seguire le idee base di tutti e cinque. Il dibattito su Sky sembrava essere la soluzione a tutti i problemi: non il solito talk televisivo dove tutti sbraitano e non si conclude nulla, ma un dibattito pacato dove i candidati potranno esporre la propria idea e lo spettatore potrà confrontarla immediatamente con le altre proposte. Ovviamente di fumo ce n’è stato fin troppo, ma di numeri precisi ben pochi… e siamo ancora da capo. Continua a leggere

La sfida delle primarie su Sky: un’analisi più televisiva che politica.

La sfida di ieri sera su Sky è stata interessante, non tanto per ciò che hanno detto i candidati, ma serviva a dare un segnale, per consolidare una tradizione di dibattiti politici pre elettorali che non siano i soliti talk show.

Secondo me il format andrebbe un po’ ad esempio aggiungendo la possibilità di controbattere sempre almeno una volta, ovviamente questo comporterebbe un allungamento di tempo per ogni domanda, al che bisognerebbe diminuire il numero di domande. Questo cambiamento porterebbe ad avere un dibattito un po’ più animato e che vada un po’ più in profondità (evitando degeneri da rissa televisiva).
Inoltre eliminerei le domande fatte dal pubblico/sostenitori di uno dei candidati, le domande fatte erano tutte abbastanza inutili (a parte la gaffe su Oscar Giannetto che ha scatenato l’ironia sul web). Anche il pubblico presente in sala era inutile, si notava solo quando con gli applausi bloccava il discorso di uno dei candidati, va bene che lo studio era quello di X-Factor ma questo dibattito è cosa seria. Continua a leggere